Biella, 15 gennaio 2026 – La procura di Biella ha chiesto l’archiviazione delle accuse di violenza e molestie sessuali sul lavoro nei confronti di un 51enne, responsabile di un reparto in un lanificio locale. La decisione è stata motivata dall’incertezza sulla precisa natura del contatto fisico denunciato, oltre che dalla tardività della querela presentata dalla lavoratrice.
Dettagli della vicenda giudiziaria
L’indagine riguardava presunte condotte moleste e vessatorie subite da una dipendente con 26 anni di anzianità presso la Lanificio Ferla Egidio spa di Valdilana, nel Biellese. Secondo la denuncia, iniziata nel 2013, l’uomo avrebbe tenuto comportamenti inappropriati, tra cui battute pesanti, richieste di natura sessuale e contatti fisici non consensuali. In particolare, è stato sottolineato dal pm Dario Bernardeschi che non è stato possibile stabilire se il tocco fosse avvenuto sul seno, considerato “zona erogena”, oppure appena sotto, definita “zona non erogena”. Inoltre, la descrizione degli episodi non è stata ritenuta sufficientemente precisa, con riferimenti anche a tocchi sul fondoschiena, anch’essi contestati ma non chiaramente collocati nel tempo e nello spazio.
La denuncia è stata presentata solo nel 2024, dopo le dimissioni della lavoratrice, e riguarda fatti avvenuti anni prima. Questo ritardo ha inciso sulla valutazione della Procura, che ha evidenziato come la tardività della querela e la mancanza di una chiara collocazione temporale abbiano reso difficile la prosecuzione dell’azione penale. Per lo stesso motivo è stata chiesta l’archiviazione anche delle accuse di maltrattamenti, poiché un luogo di lavoro non può essere equiparato a un ambiente familiare, come previsto dalla legge.
Testimonianze e diritto di difesa
Le dichiarazioni di alcuni colleghi sembrano confermare l’esistenza di atteggiamenti discriminatori e mobbizzanti, ma nessuno ha assistito direttamente ai fatti contestati. Il pm ha sottolineato la necessità di tutelare il diritto di difesa dell’indagato, difficile da esercitare su episodi avvenuti molti anni prima senza riscontri precisi.
La lavoratrice, assistita dalle avvocate Cristina Morrone e Lara Ferrara, è stata invitata dal pm a rivolgersi all’ambito del giudice del lavoro, più adeguato per la tutela delle sue istanze sul mobbing e le molestie sul luogo di lavoro.
La vicenda ha suscitato attenzione nell’opinione pubblica locale, sollevando questioni delicate sulla definizione legale di molestie e sul rapporto tra ambiente lavorativo e tutela penale.

