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Home Cronaca

La madre di Ragnedda: “Non credo alla versione della legittima difesa”

La madre dell’imprenditore rompe il silenzio e prende le distanze dal figlio, chiedendo perdono alla famiglia della vittima. Indagini ancora in corso sul femminicidio

by Alessandro Bolzani
9 Ottobre 2025
Le indagini dei carabinieri del Ris sull'omicidio di Ciniza Pinna

Le indagini dei carabinieri del Ris sull'omicidio di Ciniza Pinna | Instagram/Emanuele Ragnedda - Alanews.it

Arzachena, 9 ottobre 2025 – Proseguono le indagini sull’omicidio di Cinzia Pinna, la 33enne di Castelsardo uccisa nella notte dell’11 settembre scorso. Al centro della vicenda, l’imprenditore vitivinicolo Emanuele Ragnedda, 41 anni, reo confesso del delitto e attualmente detenuto nel carcere di Bancali dopo un breve ricovero ospedaliero per un presunto tentativo di suicidio.

La dura presa di posizione della madre di Ragnedda

Nel porto di Cannigione, dove gli specialisti del Ris di Cagliari hanno effettuato accertamenti a bordo dello yacht della famiglia Ragnedda, si è presentata anche Nicolina Giagheddu, madre dell’imprenditore. Con parole ferme e senza mezzi termini, ha manifestato il suo dissenso rispetto alla difesa del figlio e alla sua versione del delitto. “Non credo alla difesa da un’aggressione”, ha dichiarato, rigettando l’ipotesi sostenuta dal padre di Ragnedda che il figlio si fosse difeso da un attacco. “Mio figlio avrebbe dovuto assumersi subito le sue responsabilità. Fosse successo a me, avrei chiamato subito il 112”, ha aggiunto, esprimendo anche il suo rifiuto alla richiesta di scarcerazione avanzata dai legali del figlio e condannando senza appello il gesto compiuto.

Emanuele Ragnedda
Emanuele Ragnedda | Instagram / Emanuele Ragnedda – Ansa – Alanews.it

La donna, che ha manifestato di non volere più alcun contatto con il figlio, con l’avvocato e con il padre di Ragnedda, ha concluso con un messaggio rivolto alla famiglia di Cinzia: “Chiedo perdono per non aver salvato Cinzia”.

Aggiornamenti sul caso

Dalla struttura psichiatrica dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari, dove era stato ricoverato dopo essere stato trovato in stato di forte agitazione con evidenti segni di un tentativo di suicidio, Emanuele Ragnedda è stato dimesso e riportato in cella. Il suo legale ha richiesto misure di sorveglianza più strette per tutelare il suo assistito, preoccupato per eventuali nuovi gesti autolesionistici.

Nel frattempo, proseguono le attività investigative nel casolare di proprietà di Ragnedda e nella tenuta ConcaEntosa, dove è stato ritrovato il corpo di Cinzia Pinna. Le indagini della procura di Tempio Pausania, coordinate dal procuratore Gregorio Capasso, continuano per chiarire ulteriori aspetti del delitto e verificare eventuali responsabilità di terzi. Le tracce di sangue rilevate e il sequestro della pistola con due caricatori nell’azienda confermano la gravità della scena del crimine.

Per approfondire: Femminicidio di Cinzia Pinna, i Ris perquisiscono la tenuta e lo yacht di Ragnedda

Tags: Cinzia PinnaEmanuele RagneddaFemminicidioSardegna

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