Chieti, 29 gennaio 2026 – La famiglia Trevallion, nota come la “famiglia del bosco”, ha presentato un esposto formale per richiedere la revoca dell’assistente sociale Veruska D’Angelo, nominata dal Tribunale dei Minorenni di L’Aquila per seguire il caso dei loro tre figli. L’istanza, firmata dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, arriva proprio alla vigilia dell’avvio delle perizie psicologiche sui genitori, previste per domani.
Le accuse degli avvocati della famiglia Trevallion
Nel documento di otto pagine, gli avvocati contestano la condotta di D’Angelo, definendola “ostile” e incapace di mantenere l’imparzialità richiesta dal ruolo. Secondo la difesa, l’assistente sociale avrebbe dimostrato un atteggiamento di “conflitto personale” verso la famiglia e una gestione “ostile e manchevole” del suo incarico, incontrando i Trevallion e i loro figli soltanto cinque volte dall’inizio del procedimento. Inoltre, sarebbe stata contraria a varie richieste dei bambini, come il mantenimento di contatti telefonici con i nonni e la possibilità di incontrare alcuni amici, negazioni che avrebbero inciso negativamente sul benessere emotivo dei minori.
Gli avvocati mettono anche in discussione la modalità degli incontri, spesso protetti dalla scorta dei carabinieri, e criticano la narrazione dell’episodio dell’intossicazione da funghi, definita erroneamente un avvelenamento. Viene altresì contestata una presunta violazione del Codice deontologico professionale, con la D’Angelo accusata di aver privilegiato lo sviluppo emotivo dei minori a discapito di quello cognitivo e di essersi comportata da “censore” nei confronti di metodi educativi diversi dal suo. Non manca l’accusa di aver rilasciato dichiarazioni pubbliche alla stampa, violando il principio di riservatezza.
La situazione dei bambini
Il Tribunale ha disposto l’allontanamento dei tre figli dalla dimora familiare in un bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, dove vivevano in condizioni precarie, tra un rudere fatiscente e una roulotte senza utenze. I minori, una bambina di 8 anni e due gemelli di 6, sono stati collocati in una casa famiglia insieme alla madre, mentre la potestà genitoriale è stata sospesa a padre e madre. La decisione si basa sul rischio per l’integrità fisica e sulle gravi conseguenze psichiche ed educative derivanti dalla mancanza di relazioni sociali e dalla condizione abitativa pericolosa.
I giudici hanno anche segnalato il rifiuto dei genitori di sottoporre i figli alle verifiche e ai trattamenti sanitari obbligatori per legge e la diffusione non autorizzata di immagini e dati dei bambini attraverso i media, comportamento definito come un uso strumentale dei minori per fini processuali. La vicenda ha suscitato forti reazioni pubbliche, con interventi da parte del leader della Lega Matteo Salvini, che ha annunciato la propria intenzione di incontrare il padre, e della magistratura, che ha chiesto di evitare strumentalizzazioni in un caso di grande delicatezza.
L’esito delle perizie psicologiche e le decisioni future del Tribunale saranno determinanti per il proseguimento della complessa vicenda che coinvolge la famiglia Trevallion e i diritti dei loro figli.






