Milano, 4 febbraio 2026 – Prosegue l’inchiesta della Procura di Milano sul caso dei cosiddetti “cecchini del weekend” che, negli anni Novanta, si sarebbero recati a Sarajevo per sparare contro civili durante l’assedio della città da parte delle milizie serbo-bosniache. Oggi è stato notificato un invito a comparire per un interrogatorio fissato per lunedì prossimo a un ottantenne, ex autotrasportatore residente in provincia di Pordenone, indagato per omicidio volontario continuato e aggravato.
Indagini coordinate dalla Procura di Milano
L’indagine è stata avviata nei mesi scorsi a seguito di un esposto presentato dallo scrittore Ezio Gavazzeni, assistito dagli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini. Nel documento, Gavazzeni ha raccolto testimonianze, documenti e intercettazioni relative a gruppi di stranieri, tra cui anche italiani, che negli anni 1993-1994 pagavano per partecipare a veri e propri “safari di morte” sulle colline attorno a Sarajevo, prendendo di mira uomini, donne, anziani e bambini. L’ex agente dell’intelligence bosniaca Edin Subasic ha riferito di aver avuto contatti con il Sismi, l’ex servizio segreto italiano, che all’epoca avrebbe ricevuto informazioni dall’intelligence bosniaca e avrebbe interrotto questi viaggi di cecchinaggio partendo da Trieste. Gli investigatori del ROS dei Carabinieri, coordinati dal pm Alessandro Gobbis, hanno attivato anche canali internazionali, acquisendo atti dal Meccanismo Residuale per i Tribunali Penali Internazionali e verificando l’esistenza di documenti riservati del Sismi (ora AISI).
Testimonianze e documenti alla base dell’inchiesta
Tra le testimonianze agli atti anche quella di un soldato serbo catturato che raccontò di italiani provenienti da Milano, Torino e Trieste impegnati in queste operazioni di cecchinaggio. L’ex sindaca di Sarajevo, Benjamina Karic, aveva già presentato nel 2022 una denuncia penale contro persone coinvolte nella vicenda, denunciando la partecipazione di “turisti della guerra” che pagavano per sparare sulla popolazione civile. Nel fascicolo sono presenti anche riferimenti al documentario “Sarajevo Safari” (2022) di Miran Zupancic, che ha fornito materiale utile alle indagini.
Le accuse contestate riguardano dunque un fenomeno di omicidio volontario plurimo aggravato da motivi abietti e crudeltà, con un quadro che coinvolge ricchi stranieri appassionati di armi e collegati all’estrema destra, organizzati per partecipare a questa crudele attività durante l’assedio di Sarajevo, durato dal 1992 al 1995 e costato la vita a oltre 11mila persone. Gli sviluppi dell’indagine sono seguiti con attenzione, mentre si attendono le audizioni delle persone indicate dall’esposto e nuovi approfondimenti sulle fonti d’intelligence.



