Venezia, 15 febbraio 2026 – Un video che ritrae gli ultimi istanti di vita di Moussa Diarra, il giovane migrante maliano ucciso da un agente della Polizia ferroviaria a Verona, è stato reso pubblico da Ilaria Cucchi attraverso il suo profilo Instagram. La diffusione del filmato ha riacceso il dibattito sulla gestione dei migranti e sulle modalità di intervento delle forze dell’ordine in situazioni di crisi.
Il video e la testimonianza di Ilaria Cucchi
Nel video, visibile sul profilo di Ilaria Cucchi, si vede Moussa Diarra a terra, agonizzante, mentre l’agente della Polizia ferroviaria chiama un’ambulanza. L’uomo tiene in mano un coltello, che Cucchi definisce una posata da tavola, sottolineando la disperazione del giovane. Cucchi denuncia come la situazione di Diarra sia stata aggravata da una burocrazia che ha impedito il rinnovo del suo permesso di soggiorno, fondamentale per mantenere il lavoro e sostenere la sua famiglia in Mali.
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Nel suo post, Cucchi critica anche le parole di Matteo Salvini, che aveva commentato la vicenda con freddezza, scrivendo che il ragazzo “non ci mancherà”, affermando ironicamente: “Siamo a Verona e non Minneapolis. E Salvini non è Trump. Almeno spero”.
La morte di Moussa Diarra
Secondo la ricostruzione fornita dalla stessa Cucchi, Moussa Diarra, in preda a una crisi psichiatrica, aveva estratto dal suo zainetto un utensile da tavola che usava per mangiare e con questo aveva minacciato un agente della Polizia municipale. Quest’ultimo aveva immediatamente compreso lo stato di difficoltà del ragazzo e aveva organizzato un intervento per un trattamento sanitario obbligatorio (TSO). Nel frattempo, Diarra si era sfogato contro autovetture della Polizia e vetrine della stazione ferroviaria. All’intervento hanno partecipato gli agenti della Polfer di Verona, che, armati di taser e scudi, hanno invece deciso di utilizzare la pistola. Sono stati sparati tre colpi, due dei quali non hanno colpito il ragazzo, mentre il terzo, alla fine, lo ha raggiunto al cuore, uccidendolo.
La Procura di Verona ha concluso le indagini chiedendo l’archiviazione dell’agente, ravvedendo nell’episodio un caso di legittima difesa. I familiari di Diarra si sono opposti e il gup si è riservato la decisione, nel corso dell’udienza del 12 febbraio scorso.





