Milano, 21 gennaio 2026 – Un episodio singolare e di forte impatto si è verificato questa mattina nel corso di un processo per violenza sessuale in corso presso il Tribunale di Milano. Prima dell’inizio dell’udienza, un avvocato difensore ha scoperto che sul banco dei giudici erano già presenti dei documenti che riportavano una sentenza di condanna, completa di motivazioni, ancora prima che il dibattimento fosse concluso.

Sentenza già scritta: la scoperta in aula e la reazione della difesa
L’avvocato Paolo Cassamagnaghi, componente del collegio difensivo dell’imputato, ha notato una “dozzina di pagine appoggiate sul fascicolo processuale” che contenevano una sentenza già redatta, con la dichiarazione della responsabilità penale dell’imputato e la valutazione sull’attendibilità della persona offesa. La sentenza, sebbene priva dell’indicazione della pena, era completa di motivazioni, configurando un “verdetto già scritto” prima della conclusione del processo.
Immediatamente dopo aver informato i giudici della sesta sezione penale, assieme alla collega Roberta Ligotti, Cassamagnaghi ha depositato un’istanza di ricusazione contro i tre magistrati del collegio. Di fronte alla richiesta di poter leggere in aula i fogli incriminati, la difesa ha ricevuto un rifiuto. I giudici hanno quindi deciso di astenersi dal proseguire nel giudizio, mentre il caso è stato segnalato al segretario della Camera penale di Milano.
Implicazioni procedurali e prossimi sviluppi
Il processo, iniziato nel gennaio 2025, vede un uomo accusato di abusi sulla figlia minorenne della ex compagna. L’udienza odierna prevedeva l’audizione della psicologa Moira Liberatore, consulente tecnica della difesa, chiamata a esprimersi sull’attendibilità della persona offesa, e si avvicinava alla fase conclusiva con la discussione delle parti, compreso il pubblico ministero Pietro Paolo Mazza.
La richiesta di ricusazione si fonda sulla presunta pregiudiziale dei giudici, che avrebbero espresso un convincimento sulla colpevolezza dell’imputato prima della fine del dibattimento, compromettendo così la parità e l’imparzialità del processo. Ora spetta al presidente del Tribunale, Fabio Roia, valutare la legittimità dell’astensione dei magistrati e decidere sui passi successivi. Se la ricusazione venisse accolta, il procedimento dovrà ripartire davanti a un nuovo collegio giudicante.
Questo episodio solleva importanti interrogativi sulla trasparenza e la correttezza delle procedure giudiziarie in un processo delicato e di grande rilevanza sociale, sottolineando l’importanza del rigore e della neutralità nell’amministrazione della giustizia.






