Il 25 gennaio segna il decimo anniversario dal sequestro di Giulio Regeni al Cairo, un evento che ha sconvolto l’Italia e il mondo intero. Giulio, giovane ricercatore italiano, fu rapito, torturato e ucciso da funzionari del regime egiziano in circostanze che hanno acceso un dibattito politico e diplomatico ancora aperto. Nel giorno che precede questa dolorosa ricorrenza, i genitori di Regeni, Paola e Claudio, hanno voluto rivolgere un messaggio di ringraziamento a chi ha contribuito a mantenere viva la memoria del loro figlio e a proseguire la ricerca della verità.
Giulio Regeni: dieci anni dal sequestro e la lotta per la verità
Attraverso la loro legale Alessandra Ballerini, i genitori Regeni hanno dichiarato all’ANSA: “Il 25 gennaio saranno trascorsi 10 anni da quando Giulio è stato sequestrato al Cairo per poi essere torturato e ucciso da funzionari del regime egiziano”. Hanno espresso gratitudine a tutte le persone e ai media che hanno seguito da vicino ogni fase del processo, evitando che questa drammatica vicenda venisse dimenticata. “Ringraziamo tutte le persone e la scorta mediatica che hanno illuminato il nostro cammino verso la verità e la giustizia, impedendo che questa tragica storia di violazione dei diritti umani cadesse nell’oblio”, hanno aggiunto.
La vicenda di Giulio Regeni, rapito il 25 gennaio 2016, è diventata simbolo della lotta contro la tortura e le violazioni dei diritti umani in Egitto. Nonostante le difficoltà investigative e la mancata collaborazione delle autorità egiziane, il processo a carico di quattro ufficiali dei servizi segreti interni egiziani prosegue, seppur con molte incertezze e ostacoli formali. Nel 2024, grazie a una sentenza della Corte Costituzionale italiana, il processo è potuto iniziare anche in assenza degli imputati, un’eccezione alle regole ordinarie dovuta alla mancata collaborazione dello Stato egiziano.
Il ricordo di Giulio e l’impegno continuo della famiglia
Paola e Claudio Regeni continuano a portare avanti la memoria del figlio con dignità e determinazione. Giulio era un giovane ricercatore appassionato, impegnato nello studio dei sindacati indipendenti egiziani e convinto che la ricerca potesse contribuire all’emancipazione delle persone. La famiglia, insieme a numerose istituzioni italiane e internazionali, ha promosso campagne di sensibilizzazione come “Verità per Giulio Regeni” per mantenere alta l’attenzione sulla vicenda.
Negli anni, il processo ha visto testimonianze significative, tra cui quelle dei genitori stessi, che hanno descritto la personalità di Giulio e il loro dolore. Il percorso giudiziario continua a essere un simbolo della necessità di giustizia e trasparenza, in un caso che rappresenta un monito per la tutela dei diritti umani a livello globale.






