Roma, 27 gennaio 2026 – La Giornata della Memoria è stata celebrata questa mattina nel cuore del Ghetto di Roma con la tradizionale deposizione delle corone davanti al Museo della Fondazione Museo della Shoah, situato al Portico d’Ottavia. L’evento, carico di significato, ha visto la partecipazione delle più alte cariche della comunità ebraica e delle istituzioni locali.
Cerimonia al Portico d’Ottavia: ricordo e impegno

Alla cerimonia, che si è svolta in un clima di grande solennità, erano presenti il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), Noemi Di Segni, il rabbino capo Riccardo Di Segni e rappresentanti delle istituzioni di Roma Capitale e della Regione Lazio. Per il Campidoglio ha partecipato la vicesindaca Silvia Scozzese, mentre la Regione era rappresentata dalla vicepresidente Roberta Angelilli e dall’assessore alla Cultura Renata Baldassarre. Tra le autorità anche il prefetto di Roma, Lamberto Giannini.
La vicesindaca Scozzese ha sottolineato come “oggi è un momento in cui ricordiamo quello che è stato ovviamente un episodio tragico, bruttissimo, una ferita della nostra città”, rimarcando l’impegno affinché Roma continui a essere una città inclusiva, capace di accogliere tutti, per evitare il ripetersi di simili orrori. La vicepresidente Angelilli ha definito la giornata “un momento di condivisione e di grandissima commozione” e ha invitato a guardare “avanti con speranza”, sottolineando l’importanza di raccontare questo passato soprattutto ai giovani per dire “mai più” a violenze, persecuzioni e odi.
L’82esimo anniversario del rastrellamento: la testimonianza della Comunità ebraica
In concomitanza con la Giornata della Memoria si è celebrato anche l’82esimo anniversario del rastrellamento del Ghetto di Roma avvenuto il 16 ottobre 1943. Davanti alla lapide che ricorda le vittime, sono state deposte corone di fiori dallo Stato di Israele, dalla Comunità ebraica, dal Comune e dalla Regione.
Il presidente Victor Fadlun ha ricordato la necessità di una vigilanza costante contro il riemergere di un antisemitismo “virulento, violento e selvaggio”, una realtà che la comunità vive quotidianamente, soprattutto alla luce dei recenti eventi internazionali che hanno evidenziato come il lavoro sulla memoria non abbia ancora portato a risultati pienamente efficaci. “Dobbiamo insegnare a capire qual è la verità”, ha affermato Fadlun, facendo riferimento anche a episodi recenti di negazione del diritto di Israele di partecipare ad eventi sportivi, che egli ha definito manifestazioni di antisemitismo.
Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha ricordato il rastrellamento come “uno dei momenti più terribili della storia della nostra città, un crimine contro i cittadini romani, per il solo fatto di essere ebrei”. Ha inoltre evidenziato il ruolo di molti “giusti” che si sono battuti per salvare vite nel corso della persecuzione nazista.
La leadership di Noemi Di Segni e il ruolo dell’UCEI
Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane dal 2016, ha ribadito l’importanza della sicurezza per la comunità e il contrasto all’antisemitismo in crescita, specialmente tra gruppi fascisti e neonazisti. Nata a Gerusalemme e con un forte legame culturale e personale sia con Israele che con l’Italia, Di Segni rappresenta una figura di riferimento per il mondo ebraico italiano, attenta a mantenere viva la memoria storica e a promuovere il dialogo e l’inclusione.
L’UCEI, che coordina le 21 comunità ebraiche sul territorio nazionale, continua a lavorare per la tutela delle tradizioni, delle libertà religiose e della cultura ebraica, oltre a rafforzare i rapporti con lo Stato di Israele e con le comunità ebraiche internazionali.
La giornata di oggi al Ghetto di Roma ha dunque rappresentato un momento fondamentale di commemorazione ma anche di riflessione e impegno per le sfide che la comunità ebraica continua a dover affrontare, sotto la guida delle sue istituzioni e con il sostegno delle autorità civili.

