Si è conclusa oggi nell’aula del tribunale di Pavia l’ultima udienza dell’incidente probatorio relativo al delitto di Garlasco, uno dei casi di cronaca giudiziaria più controversi degli ultimi anni in Italia. Al centro dell’attenzione l’esame del Dna maschile estrapolato dalle unghie della vittima, Chiara Poggi, che ha riacceso il dibattito sull’eventuale coinvolgimento di Andrea Sempio, nuovo indagato nell’inchiesta.
Garlasco, al via l’incidente probatorio: confronto in aula tra periti e difese
L’udienza, presieduta dalla giudice per le indagini preliminari Daniela Garlaschelli, ha visto la partecipazione di tutte le parti coinvolte: la Procura di Pavia, i legali di Alberto Stasi – condannato in via definitiva per il delitto – quelli di Andrea Sempio e della famiglia Poggi. A sorpresa, in aula si è presentato anche Alberto Stasi, che ha lasciato il tribunale tra una folla di giornalisti senza rilasciare dichiarazioni.
La genetista Denise Albani ha illustrato i risultati del suo lavoro, soffermandosi in particolare sull’analisi delle tracce di Dna rinvenute sulle unghie di Chiara. La perizia ha evidenziato una “compatibilità moderatamente forte” tra il profilo genetico e la linea paterna della famiglia Sempio, un dato che conferma gli esami già svolti dalla Procura e dal gip.
La difesa di Andrea Sempio, rappresentata dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, ha espresso soddisfazione per le risposte ottenute nel corso dell’incidente probatorio, ribadendo però le proprie critiche sull’affidabilità scientifica della perizia genetica. “Il Dna non è consolidato, non c’è alcuna certezza contro Sempio – ha sottolineato Taccia – e il software utilizzato per l’analisi è incompleto e scarno”. Secondo i difensori, infatti, la traccia genetica potrebbe non derivare da un contatto diretto, bensì da un trasferimento mediato da un oggetto, ipotesi supportata anche dalla consulente Marina Baldi.
Dal canto suo, la difesa di Stasi ha evidenziato come la perizia di Albani confermi le analisi dei propri esperti, che hanno portato alla riapertura delle indagini su Sempio. Giada Boccellari, legale di Stasi, ha ribadito l’importanza della giornata: “Sono 11 anni che aspettiamo giustizia, finalmente abbiamo avuto un contraddittorio e Alberto ci teneva a esserci”.
Le tensioni e le posizioni delle parti coinvolte
L’avvocato della famiglia Poggi, Francesco Compagna, ha invece denunciato “l’attenzione morbosa” e lo spettacolo mediatico che circondano il caso, condannando gli insulti e gli attacchi ricevuti sui social e auspicando una maggiore tutela delle persone coinvolte. “La famiglia di Chiara non ne può più di questa strumentalizzazione processuale”, ha affermato, sottolineando che “così si rovina la vita agli innocenti”.
Compagna ha inoltre precisato che i consulenti della famiglia stanno eseguendo ulteriori approfondimenti su alcuni oggetti personali della vittima, come la cavigliera e gli orecchini, e che gli esiti saranno depositati a breve.
L’incidente probatorio del caso di Garlasco ha inoltre affrontato il tema delle impronte digitali rinvenute nella villetta di via Pascoli, oggetto di un ulteriore esame da parte dei periti, oltre alle telefonate fatte da Sempio alla famiglia Poggi prima del delitto e allo scontrino del parcheggio di Vigevano, che per l’accusa non corrisponderebbe agli spostamenti dell’indagato.
Al termine dell’udienza, che non ha previsto rinvii, l’avvocato Cataliotti ha ribadito la soddisfazione per le risposte ottenute e ha segnalato che “vorremmo dire di più, ma per rispetto dell’udienza camerale non possiamo”. Ha inoltre confermato che si attende il deposito della relazione finale, previsto entro venerdì 20 dicembre.
Alberto Stasi, uscendo dal tribunale, ha cercato di farsi largo tra i cronisti dicendo: “Abbiate pazienza, così non andiamo da nessuna parte”, senza però rilasciare ulteriori commenti.
L’attenzione ora si sposta sul prosieguo delle indagini coordinate dalla Procura di Pavia, che punta a completare gli accertamenti e arrivare entro la prossima primavera a una richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Andrea Sempio per l’omicidio in concorso di Chiara Poggi. In parallelo, si prosegue con l’esame delle altre prove e degli elementi raccolti, tra cui il cosiddetto “movente” che gli inquirenti ritengono di aver individuato e che potrebbe rappresentare la chiave di volta dell’accusa.
Il caso di Garlasco, nonostante la condanna definitiva di Stasi nel 2015, continua dunque a far emergere nuovi sviluppi, riflettendo la complessità di una vicenda ancora aperta e seguita con grande attenzione dall’opinione pubblica e dai media.






