Roma, 29 gennaio 2026 – Quasi 8 milioni di italiani vivono in aree a rischio idrogeologico, esposti a pericoli di frane e alluvioni che continuano a mettere in luce la fragilità del territorio nazionale. A sottolineare l’urgenza di un intervento sistemico è il presidente di Anbi, Francesco Vincenzi, che richiama l’attenzione sul recente dramma di Niscemi, simbolo di un’Italia ancora impreparata ad affrontare fenomeni meteorologici estremi.
Frane e alluvioni, il rischio idrogeologico in Italia: numeri e criticità
Secondo i dati aggiornati, il 9,5% del territorio italiano è classificato ad alto o altissimo rischio frana, con un incremento rilevante della superficie soggetta a dissesto idrogeologico. Oggi, quasi il 94% dei comuni presenta forme di rischio tra frane, alluvioni ed erosione costiera. In particolare, oltre 1,28 milioni di italiani abitano in zone a rischio frana, mentre circa 6,8 milioni sono esposti ad alluvioni.
Negli ultimi venti anni, oltre 226 persone sono morte a causa di eventi legati a frane e alluvioni, che hanno colpito soprattutto regioni montuose e collinari dove la morfologia fragile si somma all’espansione urbanistica incontrollata. Il territorio italiano è infatti per il 75% collinare o montano, con un sottosuolo prevalentemente composto da argilla e sabbia, particolarmente soggetto a erosione e smottamenti.
La necessità di un piano straordinario di manutenzione
Francesco Vincenzi evidenzia come nel triennio recente quasi 7.600 località italiane siano state interessate da eventi meteorologici estremi, tra tornado, piogge intense e grandinate. “Un piano straordinario di manutenzione del territorio è la prima opera pubblica di cui il Paese ha bisogno”, afferma, sottolineando l’importanza di un cambio culturale verso la prevenzione civile e la resilienza climatica.
Massimo Gargano, direttore generale di Anbi, ricorda che la sicurezza idrogeologica rappresenta la base imprescindibile per ogni strategia di sviluppo. L’aumento delle aree urbanizzate su terreni ad alto rischio accentua la vulnerabilità, rendendo urgente la pianificazione e l’attuazione di interventi mirati.
Gli sforzi finora effettuati risultano insufficienti: servono oltre 33 miliardi di euro e più di 10.000 opere per mettere in sicurezza il territorio, ma la spesa reale è stata molto inferiore, con tempi di realizzazione troppo lunghi e una complessa burocrazia che rallenta i cantieri.
Il caso di Niscemi, comune siciliano di circa 24.600 abitanti situato su un altopiano argilloso e soggetto a eventi franosi, è emblematico della fragilità del Paese, dove la manutenzione e la prevenzione rimangono sfide cruciali per la sicurezza dei cittadini e la tutela del territorio.






