Dopo i violenti scontri avvenuti a Torino durante la manifestazione in solidarietà ad Askatasuna, il governo ha accelerato sull’elaborazione del nuovo pacchetto Sicurezza. Sul tavolo del prossimo Consiglio dei ministri, che dovrebbe svolgersi giovedì 5 febbraio alle 17, ci sono un decreto legge e un disegno di legge che mirano a rafforzare gli strumenti di prevenzione e tutela dell’ordine pubblico, in un clima politico reso ancora più teso dagli ultimi episodi di piazza.
Le misure allo studio e il peso degli scontri di Torino
Il provvedimento in preparazione include una serie di interventi pensati per contrastare fenomeni ritenuti emergenziali. Tra questi figura il divieto di vendita e di porto di coltelli e lame ai minorenni, una misura che punta a ridurre la diffusione delle armi da taglio soprattutto tra le baby gang. Accanto a questo, una parte della maggioranza spinge per inserire norme più incisive come il fermo preventivo dei manifestanti considerati a rischio e lo scudo penale per le forze dell’ordine, volto a evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati quando gli agenti agiscono nell’adempimento del dovere. Resta invece al momento fuori dal pacchetto l’idea, rilanciata da Matteo Salvini, di una cauzione obbligatoria per gli organizzatori dei cortei destinata a coprire eventuali danni.
Cos’è il fermo preventivo e perché divide il governo
Il punto più delicato del pacchetto riguarda proprio il fermo preventivo. Nella sua formulazione attuale, la misura consentirebbe a ufficiali e agenti di polizia di trattenere per un massimo di 12 ore, a fini di accertamento, persone ritenute potenzialmente pericolose per il regolare svolgimento di una manifestazione. L’obiettivo dichiarato è prevenire violenze e disordini prima che si verifichino. Salvini, però, spinge per un’estensione del trattenimento fino a 24 o addirittura 48 ore, una proposta che ha acceso forti dubbi di legittimità costituzionale e che non trova consenso unanime all’interno dell’esecutivo.
Il ruolo della magistratura
Proprio per superare le perplessità giuridiche, al Viminale si sta ragionando su un coinvolgimento diretto dell’autorità giudiziaria. L’ipotesi è che sia un magistrato a valutare caso per caso la legittimità del trattenimento, stabilendo se e per quanto tempo limitare la libertà personale. Nel testo della norma dovrebbero inoltre essere indicati criteri stringenti per l’applicazione del fermo, legati a elementi concreti come precedenti specifici, il possesso di armi o l’uso di strumenti utili a nascondere il volto.
L’alternativa del modello Daspo e le perplessità di FI
Non è escluso che, alla fine, il governo scelga una strada diversa, più simile al Daspo utilizzato nel calcio per allontanare dagli stadi i tifosi violenti. Questa ipotesi trova maggiore ascolto in Forza Italia, dove non mancano le riserve sul fermo preventivo. Il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri ha ricordato come l’ordinamento già preveda strumenti come l’obbligo di firma, che consente di impedire la partecipazione a eventi sensibili imponendo la presenza presso un commissariato in orari prestabiliti. Una linea condivisa in parte anche dal vicepremier Antonio Tajani.
Tajani e il fronte interno agli azzurri
Secondo Tajani, la priorità dovrebbe essere impedire la partecipazione alle manifestazioni a soggetti già condannati o denunciati per reati violenti commessi in precedenti proteste, replicando quanto avviene con il Daspo negli stadi. Tuttavia, anche all’interno di Forza Italia non manca chi guarda con favore alla linea più dura. Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha difeso il fermo preventivo, sostenendo che se fosse già stato in vigore gli scontri di Torino non si sarebbero verificati. A suo avviso, la possibilità di trattenere per 12 ore persone con precedenti specifici avrebbe impedito loro di partecipare alle aggressioni contro le forze dell’ordine.
L’appello di Meloni e la cautela delle opposizioni
Sul fronte politico, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha invitato le opposizioni a una collaborazione istituzionale, proponendo una risoluzione unitaria da votare dopo l’informativa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in Parlamento. Per ora, però, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle mantengono una posizione prudente. L’informativa alla Camera, prevista nel primo pomeriggio, non prevede votazioni, e i tentativi di trasformarla in comunicazioni con voto finale non hanno ancora prodotto un accordo.
Il pressing della Lega e il vertice di governo
La Lega continua a spingere con forza sul dossier sicurezza. Il partito ha espresso ottimismo per l’introduzione di nuove norme contro la criminalità e a sostegno delle forze dell’ordine, ribadendo la necessità di strumenti capaci di prevenire episodi come quelli avvenuti a Torino. Matteo Salvini insiste sulla necessità di un intervento robusto, soprattutto in vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Secondo il vicepresidente del Consiglio, in una fase in cui l’Italia sarà sotto i riflettori internazionali, lo Stato ha il dovere di prevenire qualsiasi tentativo di violenza. Da qui la proposta di estendere il fermo preventivo fino a 48 ore, qualora vi siano fondati sospetti su soggetti intenzionati a creare disordini.
Come funzionerebbe concretamente il fermo preventivo
Nelle bozze circolate finora, il fermo preventivo consentirebbe alle forze di polizia, durante specifiche operazioni di prevenzione legate a manifestazioni pubbliche, di accompagnare i sospettati nei propri uffici e trattenerli per un massimo di 12 ore. Il trattenimento sarebbe finalizzato agli accertamenti e basato su circostanze precise, come il possesso di armi o l’uso di caschi e altri strumenti per rendere difficoltoso il riconoscimento.
Fermo preventivo, Daspo esteso e scudo penale
Accanto al fermo, il governo valuta l’estensione del Daspo urbano, che potrebbe vietare l’accesso a determinate aree a chi risulta denunciato o condannato per reati commessi durante le manifestazioni. Un altro punto centrale è lo scudo legale per le forze dell’ordine, che prevederebbe una tutela processuale rafforzata e l’estensione della legittima difesa, evitando l’iscrizione automatica nel registro degli indagati. L’ipotesi allo studio include anche vigili del fuoco e forze armate.
I limiti costituzionali e il ruolo del Quirinale
Resta però aperta la questione costituzionale. Il diritto di manifestare è garantito dall’articolo 17 della Costituzione, che tutela la libertà di riunione pacifica e senza armi. Le autorità possono imporre limiti o vietare le manifestazioni solo per comprovate esigenze di ordine pubblico e sicurezza. Qualsiasi intervento normativo dovrà quindi confrontarsi con questi paletti, oltre che con l’attenzione del Quirinale, che vigila sulla compatibilità delle nuove misure con i principi fondamentali dell’ordinamento.






