Campobasso, 30 dicembre 2025 – Restano avvolte nel mistero le morti della quindicenne Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi. Cinque medici sono sotto indagine, mentre i resti della cena della vigilia di Natale sono stati sequestrati dalla Polizia scientifica. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella, ancora tutta da accertare, di una possibile contaminazione della farina con veleno per topi. La direzione sanitaria dell’ospedale Cardarelli di Campobasso non esclude neppure un’intossicazione di tipo chimico.
Veleno nella farina, il caso delle morti dopo la Vigilia di Natale
Restano avvolte nel mistero le morti della quindicenne Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, ma l’inchiesta della Procura ha già portato ai primi provvedimenti: sono indagati i sanitari intervenuti nelle fasi iniziali dei soccorsi. Si tratta di medici – tra cui due di origine venezuelana – e infermieri della guardia medica e del pronto soccorso. “La vicenda richiede il massimo sforzo investigativo per dare risposte certe alla famiglia e alla comunità“, afferma il procuratore Nicola D’Angelo. Fondamentali saranno i risultati delle autopsie, previste per domani.
Le domande di Pietracatella
Nel piccolo centro di Pietracatella, dove vive la famiglia, la domanda è una sola: perché. Perché Sara e la madre Antonella sono decedute all’improvviso dopo una cena in casa insieme al padre, l’ex sindaco Gianni Di Vita, attualmente ricoverato allo Spallanzani di Roma, cosciente e in condizioni stabili. E perché la ragazza sia stata dimessa due volte dal pronto soccorso di Campobasso e la madre una volta, tra il 25 e il 26 dicembre. I cinque indagati rispondono anche dell’ipotesi di omicidio colposo.
“Si tratta di un atto dovuto“, precisano dalla Procura, che coordina le indagini affidate alla Squadra mobile guidata da Marco Graziano. “Sono state rispettate le linee guida – replica il direttore generale dell’Asrem, Giovanni Di Santo – in presenza di sintomi aspecifici, prevalentemente vomito, la dimissione è avvenuta con il consenso dei familiari e con l’indicazione di mantenere un contatto costante con l’ospedale“.
La cena fatale
Quella sera la famiglia aveva mangiato pesce: vongole, cozze, seppie e baccalà. Gli stessi alimenti sono stati recuperati anche ieri mattina dalla Scientifica nell’abitazione dei Di Vita a Pietracatella e verranno analizzati per individuare la causa dell’intossicazione. Sotto esame anche funghi champignon confezionati. Le verifiche della polizia riguardano inoltre una possibile contaminazione accidentale delle farine. Alcuni mesi fa, infatti, in un mulino di proprietà di parenti di Gianni Di Vita era stato effettuato un intervento di disinfestazione per la presenza di topi. Un’eventualità che, in attesa degli esiti autoptici, non viene esclusa.
Le voci di amici e parenti a Pietracatella
I familiari delle vittime scelgono il silenzio. “Ogni parola sarebbe inutile“, afferma uno di loro passando davanti al palazzo sequestrato, accanto al mulino di famiglia. Anche in paese si parla poco. In un borgo di poco più di mille abitanti, dove tutti si conoscono, domina un silenzio irreale. Le strade sono vuote, l’atmosfera ricorda l’afa estiva, nonostante il freddo e il Natale appena trascorso. “Abbiamo spento anche le luminarie“, osserva il sindaco Antonio Tommasone, che è riuscito a parlare telefonicamente con Di Vita.
“Probabilmente non ha ancora realizzato quanto accaduto, è sotto shock“. “Gianni era il mio commercialista – racconta Maria D’Amico dal bancone di un bar – erano una famiglia unita, perbene. È come se fosse successo a tutti noi“. Sofia, quasi maggiorenne, fatica a parlare: “Io e Sara eravamo vicine di casa e amiche. Non riesco a darmi pace“. Il giorno prima della morte, Sofia ha ricevuto un messaggio vocale su WhatsApp da Sara: “La voce era strana“.
Nel messaggio, la ragazza diceva di sentirsi meglio e che dagli esami sembrava che la causa del malore fosse il pesce, consumato però il 24 dicembre, durante la cena della vigilia. A quel pasto avevano partecipato anche la sorella diciottenne, rimasta asintomatica e ricoverata allo Spallanzani solo per precauzione, e una quindicina di altri parenti che non hanno avuto alcun disturbo. Per questo appare più probabile che i tre abbiano ingerito cibo contaminato il giorno successivo.






