Prosegue l’attività eruttiva dell’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, con una colata lavica ancora alimentata che si estende nella Valle del Bove. Le ultime rilevazioni dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Osservatorio Etneo, confermano che il fronte avanzato della colata ha raggiunto una quota di circa 1.420 metri sul livello del mare, a est del rilievo di Rocca Musarra, con un’estensione massima del campo lavico stimata intorno ai 2,8 chilometri.
Etna: attività eruttiva e condizioni meteorologiche
Durante le prime ore del mattino sono state osservate, tramite telecamere di sorveglianza, deboli attività stromboliane nel cratere Voragine, accompagnate da blande emissioni di cenere che si disperdevano rapidamente nell’area sommitale. Tuttavia, le condizioni meteorologiche avverse stanno attualmente limitando la visibilità dell’area più alta del vulcano, complicando il monitoraggio diretto degli eventi in corso.
Dal punto di vista sismico, l’ampiezza media del tremore vulcanico si mantiene su valori medi, con il centroide delle sorgenti localizzato in prossimità del cratere Voragine, tra i 2.800 e i 3.000 metri di quota. L’attività infrasonica è bassa sia in termini di frequenza che di energia degli eventi, che si concentrano principalmente nella stessa area. Le reti di monitoraggio delle deformazioni del suolo non segnalano variazioni significative, indicando stabilità nella struttura del vulcano.
Impatto sull’area e allerta in vigore
La colata si sviluppa in una zona desertica e lontana dai centri abitati, pertanto non rappresenta al momento una minaccia diretta alla popolazione. L’allerta vulcanica per l’aviazione civile, il cosiddetto Vona, resta di colore arancione, il terzo livello su una scala di quattro, senza influire sull’operatività dell’Aeroporto internazionale Vincenzo Bellini di Catania.
Le analisi dell’INGV
Le più recenti analisi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia indicano che, in presenza di un’emissione lavica stabile, la colata in corso sull’Etna dovrebbe rimanere contenuta all’interno della Valle del Bove, area disabitata e morfologicamente predisposta ad accogliere i flussi eruttivi. Le conclusioni derivano da simulazioni elaborate dall’Osservatorio Etneo di Catania e diffuse dalla sede centrale dell’Ingv.
Secondo quanto ricostruito dai vulcanologi, l’attuale fase eruttiva, iniziata il 24 dicembre, ha registrato un’evoluzione a partire dal pomeriggio del primo gennaio 2026 con la formazione di una nuova fessura a circa 2.100 metri di altitudine, in prossimità del Monte Simone e lungo il margine settentrionale della Valle del Bove. Da questa apertura fuoriesce un flusso lavico accompagnato da modesta attività esplosiva e da un livello di emissione relativamente basso, stimato attraverso l’osservazione satellitare. La lava sta avanzando all’interno del settore centrale della valle, senza al momento mostrare segnali di espansione verso zone esterne.
I rilievi effettuati nella mattinata odierna dall’Osservatorio Etneo evidenziano che il campo lavico ha raggiunto un’estensione massima di circa 2,8 chilometri, mentre il fronte più avanzato si trovava, alle 12.30, a quota 1.420 metri, immediatamente a est del rilievo di Rocca Musarra. In parallelo continua una modesta attività stromboliana al Cratere Voragine, con sporadiche e deboli emissioni di cenere che non destano, al momento, particolari preoccupazioni.


