Firenze, 13 ottobre 2025 – Una vicenda drammatica che si protrae da oltre un decennio ha visto protagonista un ragazzo di 16 anni, la cui vita è stata irrimediabilmente compromessa da errori medici avvenuti quando era solo un bambino di 4 anni. In una struttura sanitaria di Firenze, centro di riferimento per patologie neurologiche, è stato sottoposto a tre interventi chirurgici per un presunto tumore cerebrale che, come emerso solo successivamente, non era mai esistito. La famiglia ora ottiene un risarcimento milionario, ma le conseguenze sulla salute del giovane restano gravissime.
Diagnosi errata al bambino e interventi chirurgici non necessari
Tutto ebbe inizio nel 2012, quando il bambino iniziò a manifestare forti mal di testa e crisi epilettiche ricorrenti. La prima diagnosi ipotizzava un’encefalite erpetica, una grave infiammazione cerebrale da virus, curabile con tempestive terapie farmacologiche per limitare danni neurologici permanenti. Tuttavia, l’équipe medica decise di procedere con un intervento chirurgico, sospettando la presenza di un raro tumore al lobo temporale sinistro, zona cerebrale situata sopra l’orecchio.
Tra il 2012 e il 2013, il piccolo fu sottoposto a ben tre operazioni. L’ultima, eseguita nel noto ospedale fiorentino specializzato in neurochirurgia, prevedeva una lobectomia temporale, ovvero la rimozione parziale o totale del lobo temporale. Tale procedura, estremamente delicata e invasiva, si è rivelata non solo inutile ma dannosa: in assenza di tumore, l’atto chirurgico ha causato un grave stato di invalidità permanente.

Conseguenze irreversibili e riduzione drastica dell’aspettativa di vita
Le indagini legali successive, avviate a seguito della denuncia dei genitori, hanno accertato che il quadro clinico attuale del ragazzo – definito da una tetraparesi spastica e uno stato vegetativo – è il risultato diretto di una assistenza sanitaria inadeguata e incongrua. La sentenza del tribunale di Firenze ha evidenziato come i medici abbiano commesso errori sia nella diagnosi sia nella scelta di procedere con un trattamento chirurgico così aggressivo, senza fornire ai familiari adeguate informazioni sui rischi e sull’incertezza diagnostica.
Due perizie tecniche hanno quantificato l’entità dei danni subiti: con una diagnosi corretta e una terapia farmacologica mirata, il bambino avrebbe potuto condurre una vita quasi normale, pur con qualche residuo danno legato all’encefalite. Invece, le tre operazioni inutili e invasive hanno ridotto drasticamente la sua qualità di vita e l’aspettativa di vita residua è stimata intorno ai 35-40 anni.
Risarcimento milionario e riflessioni sulla responsabilità medica
A dodici anni dagli interventi, l’azienda ospedaliera fiorentina è stata condannata a risarcire il ragazzo e la sua famiglia con una somma superiore a 3,7 milioni di euro. Un caso che riaccende il dibattito sull’importanza di una diagnosi accurata, della comunicazione chiara con i pazienti e i loro familiari e della necessità di evitare trattamenti invasivi quando non strettamente necessari, soprattutto in età pediatrica. A Firenze, città nota per essere un polo sanitario di eccellenza, questa vicenda mette in luce le criticità che possono insorgere anche in centri di alta specializzazione.






