Roma, 26 gennaio 2026 – La Prima Corte d’Assise di Roma ha emesso una sentenza definitiva nel caso di femminicidio avvenuto il 4 luglio 2024 in zona via Portuense, condannando Gianluca Molinaro all’ergastolo per l’omicidio della sua ex compagna, Manuela Petrangeli, madre di suo figlio. L’uomo ha sparato con un fucile a canne mozze, uccidendo la donna in un episodio che la Procura ha definito frutto di una lunga escalation di violenza.
La sentenza: ergastolo con isolamento diurno

Il verdetto è arrivato dopo una requisitoria durata diversi mesi, culminata il 25 novembre 2025, in cui la pubblica accusa ha chiesto la pena dell’ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e condotte dai carabinieri, hanno ricostruito un quadro di violenze reiterate da parte di Molinaro. Secondo la pm Pandolfi, l’imputato aveva maturato per oltre tre anni un’ossessione patologica che si è tradotta in un piano freddo e premeditato per eliminare Manuela. “I suoi messaggi vocali parlano più di mille testimoni”, ha sottolineato la pm, evidenziando come non si sia trattato di un atto impulsivo ma di un’esecuzione calcolata, definita dallo stesso Molinaro come una “bomba a orologeria” pronta a esplodere.
Contesto e analogie con altri casi recenti
Il caso di Molinaro si inserisce in un contesto giuridico e sociale segnato da episodi simili di violenza di genere. Un esempio recente è il processo in corso per Salvatore Montefusco, condannato in appello all’ergastolo per il duplice femminicidio della moglie Gabriela Trandafir e della figliastra Renata, avvenuto nel giugno 2022 a Cavazzona di Castelfranco Emilia (Modena). In primo grado Montefusco aveva ottenuto una riduzione della pena a 30 anni sulla base di una controversa interpretazione della “comprensibilità umana” dei motivi alla base del delitto, una valutazione poi ribaltata in appello. L’avvocato della famiglia delle vittime ha definito “assolutamente sbagliata” la concessione delle attenuanti generiche, ora cancellate con la condanna all’ergastolo.
Questi casi evidenziano la crescente attenzione della magistratura nel contrastare con fermezza i femminicidi, riconoscendo la gravità e la premeditazione che spesso accompagnano tali reati. La sentenza nei confronti di Molinaro si inserisce dunque in un percorso giurisprudenziale che tende a non ammettere attenuanti per atti di violenza di questa portata, ribadendo la necessità di tutelare in modo rigoroso le vittime di violenza di genere.

