Natalina Orlandi, sorella di Emanuela Orlandi, scomparsa nel 1983, si è espressa con fermezza contro la vittimizzazione secondaria subita a causa delle recenti ricostruzioni mediatiche sulla sua famiglia. In una nota diffusa insieme ai suoi legali, Angela Speranza Russo ed Emilio Malaspina, fondatori dell’associazione “Per Marta e per tutte – Ets” e dello Studio Legale Tutela Donne, Natalina denuncia un uso improprio e doloroso di informazioni personali riservate, originariamente raccolte negli anni Ottanta.
Vittimizzazione secondaria: un fenomeno sistemico
Gli avvocati sottolineano come queste dinamiche rappresentino “l’ennesimo esempio di come il sistema dell’informazione possa trasformarsi da strumento di giustizia in fonte di ulteriore sofferenza per le vittime e i loro familiari”. Le dichiarazioni rese da Natalina agli inquirenti in un contesto privato e ormai privo di valore investigativo sono state invece strumentalizzate per un uso mediatico che genera ulteriore dolore.
“La spettacolarizzazione del dolore non conosce distinzioni”, scrivono i legali, evidenziando che la revittimizzazione colpisce vittime di ogni tipo di reato, dalle persone scomparse ai soggetti di violenze domestiche, e che ogni vittima merita rispetto e tutela. A sostegno di questa riflessione, Natalina ha raccontato di essere stata intercettata da una troupe televisiva sotto casa, un episodio che ha definito inaccettabile e lesivo della sua dignità.
Le pressioni mediatiche sulla famiglia di Emanuela Orlandi
L’attenzione mediatica si è recentemente concentrata sulle avance mosse dallo zio di Natalina, Mario Meneguzzi, deceduto, nei suoi confronti circa 45 anni fa, collegando talvolta in modo morboso questi fatti alla scomparsa di Emanuela. La sorella maggiore di Emanuela ha ribadito in più occasioni di escludere che tali attenzioni siano mai state rivolte alla ragazza scomparsa e ha chiesto un maggior rispetto per il dolore della famiglia.
Il caso di Emanuela Orlandi, uno dei più noti e intricati misteri italiani, continua a essere oggetto di indagini da parte della Procura di Roma e delle magistrature vaticane, con un acceso dibattito pubblico che, secondo la famiglia, non dovrebbe mai degenerare in spettacolo mediatico a scapito della dignità delle vittime.
In questo contesto, Natalina Orlandi e i suoi legali lanciano un appello chiaro: “Non si tratta solo di rispettare la famiglia Orlandi, ma di costruire un sistema dell’informazione che tuteli ogni vittima dalla revittimizzazione mediatica”.



