Campobasso, 3 aprile 2026 – Proseguono con intensità le indagini sulla tragica morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre, Antonella Di Ielsi, 50 anni, decedute poco dopo Natale all’ospedale Cardarelli di Campobasso. Le due donne si erano sentite male nella loro abitazione di Pietracatella e nuove acquisizioni investigative hanno portato alla luce la presenza di ricina nel loro sangue, un veleno estremamente potente.
Nuovi interrogatori e sopralluoghi in corso
Nelle ultime ore, presso la Questura di Campobasso, si è intensificato un continuo via vai di parenti, amici e conoscenti delle vittime, ascoltati dalla Squadra Mobile guidata da Marco Graziano. Sono almeno una decina le persone già interrogate in questa nuova fase. Nel frattempo, è in programma un nuovo sopralluogo nella casa di Pietracatella, ancora sotto sequestro da dicembre, per approfondire l’ipotesi che l’avvelenamento sia avvenuto proprio nell’abitazione.
Il fascicolo aperto presso la Procura di Larino, con l’ipotesi di duplice omicidio premeditato e attualmente contro ignoti, si avvale degli esiti di analisi approfondite svolte dal centro antiveleni di Pavia. La procuratrice Elvira Antonelli ha invitato alla cautela, ricordando che “non abbiamo ancora nessuna certezza che madre e figlia siano state avvelenate con la ricina” e che si attendono i risultati completi dell’autopsia, previsti per fine aprile.
Il contesto familiare e le indagini in corso
La famiglia Di Vita-Di Ielsi, molto nota e stimata a Pietracatella, piccolo centro del Molise, è al centro di un’indagine che ha sconvolto la comunità locale. Antonella, commercialista e moglie di Gianni Di Vita, ex sindaco, e Sara, studentessa liceale, sono morte in circostanze ancora da chiarire. Il padre e marito, unico sopravvissuto, era stato anch’egli ricoverato con sintomi simili, ma senza tracce di ricina nel sangue, secondo gli ultimi accertamenti.
Gli inquirenti stanno anche approfondendo eventuali motivi e dinamiche familiari, ascoltando nuovamente Gianni Di Vita, la sorella maggiore Alice e altre persone vicine alla famiglia. Si indaga inoltre sulla provenienza della ricina, sostanza rara e pericolosa, e su eventuali canali di approvvigionamento, anche attraverso controlli in rete e dark web.
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