Nuovo sviluppo nel processo sul presunto depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio, l’attentato mafioso del 1992 in cui morirono il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Gli avvocati dei poliziotti Giuseppe Di Gangi, Vincenzo Maniscaldi, Angelo Tedesco e Maurizio Zerilli, imputati davanti al tribunale di Caltanissetta, hanno presentato un’istanza di ricusazione nei confronti del presidente del collegio giudicante, il magistrato Alberto Davico. Secondo la difesa, il giudice si sarebbe già pronunciato in passato sugli stessi fatti e sul lavoro investigativo oggetto del processo.
La richiesta di ricusazione nel processo per la strage di via d’Amelio
L’istanza è stata depositata davanti alla Corte d’appello civile. I legali dei quattro agenti sostengono che il presidente del collegio non possa garantire l’imparzialità richiesta, poiché ha già fatto parte della Corte d’appello che ha giudicato altri tre funzionari di polizia coinvolti nella stessa vicenda giudiziaria.
Si tratta degli ex investigatori Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, processati con l’accusa di aver contribuito al depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio. Nel loro caso, la Corte d’appello aveva dichiarato prescritte le accuse.
Secondo la difesa degli imputati attualmente a processo, la partecipazione di Davico a quel precedente giudizio avrebbe comportato una valutazione anticipata del lavoro del pool investigativo di cui facevano parte anche Di Gangi, Maniscaldi, Tedesco e Zerilli.
Il riferimento alla sentenza sulle accuse prescritte
A sostegno della richiesta di ricusazione, i difensori citano le motivazioni della sentenza della Corte d’appello che ha dichiarato prescritte le accuse nei confronti di Bo, Mattei e Ribaudo. Il documento, depositato solo pochi giorni fa, conterrebbe valutazioni sul lavoro degli investigatori coinvolti nelle indagini che portarono alle prime ricostruzioni della strage.
Proprio quelle motivazioni, secondo la difesa, dimostrerebbero che il giudice Davico avrebbe già espresso un giudizio sul contesto investigativo e sugli stessi fatti oggi al centro del nuovo dibattimento.
La decisione sulla ricusazione spetterà ora alla Corte competente, che dovrà stabilire se sussistano o meno le condizioni per l’eventuale sostituzione del presidente del collegio. Nel frattempo il processo sul presunto depistaggio di una delle pagine più drammatiche della storia giudiziaria italiana resta in attesa di sviluppi procedurali che potrebbero incidere sull’andamento del dibattimento.



