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Delitto di Gemona, la madre di Alessandro Venier: “Lo abbiamo ucciso per proteggere Mailyn”

Il delitto di Gemona del Friuli rivela un intreccio di violenza domestica, disagio psicologico e legami familiari controversi con indagini ancora in corso sulle responsabilità

by Redazione
2 Agosto 2025
Lorena Venier, la madre di Alessandro Venier

Lorena Venier, la madre di Alessandro Venier | ANSA/DIEGO PETRUSSI - Alanews.it

Udine, 2 agosto 2025 – Un omicidio efferato e complesso ha scosso la cittadina di Gemona del Friuli: Alessandro Venier, 35 anni, è stato ucciso e fatto a pezzi dalla madre, Lorena Venier, 61 anni, e dalla compagna, Mailyn Castro Monsalvo, 30 anni, in un drammatico episodio che ha messo in luce dinamiche familiari intricate e un legame profondo tra le due donne.

La dinamica del delitto di Gemona: un piano premeditato

Secondo la dettagliata ricostruzione fornita da Lorena Venier nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto, l’omicidio è avvenuto venerdì 25 luglio al culmine di un piano accuratamente studiato. Le due donne, prima di procedere all’uccisione, avrebbero narcotizzato Alessandro con un farmaco sciolto in una limonata. Poiché l’uomo si stava risvegliando, Lorena, infermiera di professione, gli avrebbe somministrato un’iniezione di insulina. Al risveglio, tentativi di soffocamento a mani nude sono falliti, così la compagna ha utilizzato i lacci delle scarpe per soffocarlo definitivamente.

Successivamente, il corpo è stato sezionato in tre parti. Il cadavere è stato nascosto in un vecchio bidone nella cantina della casa, coperto con calce viva per celarne l’odore, un elemento che conferma la premeditazione del delitto. La calce era stata acquistata online prima dell’assassinio. La compagna, Mailyn, ha infine chiamato il 112, costituendosi, dopo aver vissuto un periodo di grave disagio psicologico legato anche a una depressione post-partum.

I motivi e il contesto familiare

Nel corso dell’udienza, è emerso un quadro di crescente violenza domestica, con reiterati episodi di maltrattamenti da parte di Alessandro nei confronti di Mailyn, circostanza confermata da Lorena Venier. Nonostante la tensione, la neonata di sei mesi, figlia della coppia, non è mai stata coinvolta direttamente nelle violenze.

La madre e la compagna hanno motivato l’omicidio di Gemona come una necessità per proteggere la vita di Mailyn, in un contesto di sofferenza e paura crescente. Lorena Venier ha definito Mailyn “la figlia che non ho mai avuto”, sottolineando il forte legame affettivo che le univa. Il movente, che non è stato completamente svelato, sembra legato anche al progetto di Alessandro di trasferirsi in Colombia con la compagna e la bambina, decisione non condivisa dalle due donne.

L’avvocato difensore di Lorena Venier, Giovanni De Nardo, ha confermato che la madre ha fornito una confessione completa e dettagliata, riconoscendo la natura “mostruosa e innaturale” del gesto. Per Mailyn Castro Monsalvo, la difesa ha richiesto la custodia attenuata, in virtù della legge introdotta nell’aprile scorso che tutela le detenute madri di bambini sotto un anno di età.

Durante l’udienza, è stato inoltre spiegato che il Gip si riserva la decisione circa i benefici richiesti dalle due donne. La Procura ha invece chiesto la custodia cautelare in carcere per entrambe, contestando l’omicidio volontario premeditato, l’occultamento e vilipendio di cadavere, oltre all’istigazione all’omicidio per Mailyn.

Le indagini e le implicazioni legali

Le indagini, coordinate dalla Procura di Udine, proseguono per accertare tutti gli aspetti della vicenda e per definire con precisione le responsabilità e i contorni del movente. La Procura ha già annunciato che nell’udienza di convalida sarà contestata la premeditazione, aggravante che potrebbe avere un peso significativo nell’iter giudiziario.

L’interrogatorio di Mailyn, inizialmente previsto, è stato rinviato a causa di un malore della donna, che si trova attualmente sotto osservazione in ospedale. Le autorità controllano inoltre la situazione della bambina, che è stata affidata a una struttura protetta per garantire la sua tutela.

Il caso di Gemona ha suscitato profonda commozione e sconcerto nella comunità locale, dove la famiglia era conosciuta e stimata. La madre di Alessandro Venier, infermiera e caposala apprezzata, non dava alcun segno premonitore di quanto sarebbe accaduto. Anche i vicini di casa hanno espresso incredulità, sottolineando l’assenza di precedenti che lasciassero presagire un simile epilogo.

La complessità del caso, unita alle dinamiche familiari delicate e agli aspetti psicologici coinvolti, rende questa vicenda uno dei casi più drammatici e articolati degli ultimi anni nel territorio friulano. Le indagini proseguiranno per chiarire ogni dettaglio e portare avanti il procedimento giudiziario.

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