Pavia, 13 gennaio 2026 – A quasi diciannove anni dal delitto di Garlasco, emergono nuovi elementi che potrebbero ridefinire la dinamica dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia in via Giovanni Pascoli, a Garlasco. Una nuova perizia, svolta su incarico della famiglia della vittima, ha portato alla luce una ricostruzione alternativa degli eventi, che coinvolge direttamente il fidanzato condannato, Alberto Stasi, e un nuovo indagato, Andrea Sempio, la cui posizione è al centro di indagini recenti.
Garlasco, nuove evidenze sulla scena del crimine: l’aggressione in cucina
Secondo quanto riferito dal consulente della famiglia Poggi, Dario Redaelli, al Corriere della Sera, l’aggressione contro Chiara non sarebbe avvenuta all’ingresso, come ipotizzato nelle prime analisi del 2007, ma in cucina. Questa tesi si basa sul ritrovamento nella spazzatura di casa di un bricco di Estathé con la cannuccia recante il DNA di Alberto Stasi. “Se i giudici avessero avuto questo elemento all’epoca, la motivazione della condanna sarebbe stata ancora più solida“, ha spiegato Redaelli. Questa nuova ipotesi potrebbe influenzare le strategie difensive e l’eventuale richiesta di revisione del processo contro Stasi, che ha scontato una condanna definitiva a 16 anni per l’omicidio.
Parallelamente, la procura di Pavia ha disposto una nuova analisi sulle tracce di sangue (Bpa) affidata ai RIS di Cagliari, che pare confermare un’aggressione avvenuta in più fasi, ma resta incerta la fase iniziale: cucina o ingresso? Questa distinzione potrebbe essere decisiva per valutare l’effettiva colpevolezza o meno degli indagati.
Il ruolo di Andrea Sempio e il Dna sulle unghie di Chiara
Negli ultimi mesi, l’inchiesta sul delitto di Garlasco ha preso una nuova piega con la conferma, da parte di una perizia “super partes” riconosciuta dal Tribunale, della piena corrispondenza del DNA Y di Andrea Sempio con quello trovato sulle unghie di Chiara Poggi. Questa traccia genetica è stata scoperta nel 2007 ma solo recentemente ha assunto valore probatorio, aprendo la strada a un probabile rinvio a giudizio per Sempio, attualmente 37enne.
La presenza del suo DNA, assente quello di Stasi e dei familiari di Chiara, ha indotto gli investigatori a ipotizzare che la vittima si fosse lavata le mani poco prima dell’omicidio, eliminando altre tracce genetiche. La difesa di Sempio ha contestato la validità del reperto, sostenendo una possibile contaminazione, ma la procura ha rigettato questa tesi, considerando scientificamente improbabile la presenza esclusiva del DNA di Sempio.
Le indagini si concentrano ora anche su altri elementi, come le telefonate effettuate da Sempio alla casa Poggi nei giorni precedenti l’omicidio e alcune discrepanze nei suoi spostamenti la mattina del delitto. Un punto cruciale è l’impronta digitale attribuita a Sempio trovata sul muro vicino al luogo del ritrovamento del corpo.
Alberto Stasi: la nuova vita dopo la condanna e le ultime battaglie legali
Alberto Stasi, condannato definitivamente nel 2015, ha terminato di scontare la pena nel carcere di Bollate, dove ha ottenuto permessi per motivi lavorativi. Oggi vive lontano da Garlasco, a Milano, e lavora come commercialista. Negli anni ha sempre proclamato la propria innocenza, supportato dal suo avvocato Angelo Giarda, che continua a sostenere l’assenza di prove nuove rispetto ai processi precedenti.
La famiglia Poggi, rappresentata dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni, chiede invece approfondimenti su diversi aspetti ancora oscuri, tra cui l’esame del capello trovato nella mano di Chiara, mai analizzato con test avanzati, e la bicicletta nera da donna vista davanti alla villetta, mai sequestrata e potenzialmente collegata all’assassino.
Il prossimo appuntamento giudiziario riguarda la Corte di Cassazione, che dovrà valutare se accogliere o meno la richiesta di revisione della condanna di Stasi, sulla base delle nuove prove e delle indagini in corso nei confronti di Andrea Sempio. Intanto proseguono le indagini sulla presunta corruzione legata alla vecchia inchiesta, che coinvolge anche ex magistrati.
Il caso resta aperto e sotto stretta osservazione, mentre nuove perizie e accertamenti scientifici promettono di far luce su una vicenda che continua a dividere l’opinione pubblica e la giustizia italiana.






