Crans-Montana, 31 gennaio 2026 – Jacques e Jessica Moretti, insieme al Comune di Crans-Montana e al Cantone del Vallese, hanno deciso di rinunciare alla prescrizione per consentire il risarcimento delle vittime dell’incendio scoppiato nella notte di Capodanno al bar Le Constellation, tragedia che ha causato la morte di 40 giovani e il ferimento di altri 116. La scelta vale anche nel caso in cui il decorso del tempo dovesse cancellare eventuali responsabilità civili. Nel frattempo, la Procura cantonale ha accolto la richiesta di assistenza giudiziaria avanzata dai pm di Roma e stanno emergendo gli audio delle disperate richieste di aiuto arrivate quella notte ai soccorsi.
Crans-Montana, gli audio shock
«Correte a Le Constellation, brucia tutto. I miei amici stanno morendo lì dentro». È una delle richieste d’aiuto rivolte al servizio di emergenza di Crans-Montana nella notte dell’incendio. Gli audio delle telefonate restituiscono tutta la drammaticità di quei momenti.
Sono 171 le chiamate giunte in appena un’ora e mezza al soccorso sanitario svizzero, 144 delle quali a partire dall’1.30, solo due minuti dopo l’inizio delle fiamme. Le registrazioni, trasmesse dall’emittente francese Bfmtv, sono agghiaccianti. «C’è un’emergenza al Constellation», implora una delle prime voci tra le urla. «Sono quasi morto al Constellation, credo di essermi bruciato», racconta un altro testimone.
Gli ultimi sviluppi
Le pressioni esercitate dal governo italiano, che dopo una serie di errori e ritardi aveva sollecitato un’accelerazione delle indagini arrivando persino a richiamare l’ambasciatore a Berna, non erano state accolte favorevolmente dalle autorità svizzere. Il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, aveva infatti sottolineato la necessità di «rispettare la separazione dei poteri e la politica non deve interferire».
Il via libera alla rogatoria della Procura di Roma, competente per i reati che coinvolgono cittadini italiani all’estero, contribuisce ora ad allentare le tensioni. Secondo un avvocato svizzero informato sull’inchiesta, si tratta di una soluzione già prevista dal trattato di assistenza giudiziaria tra i due Paesi, spesso utilizzato con successo in indagini complesse. «L’esperienza di un grande Paese come l’Italia in indagini complesse e delicate — dice la fonte — può dare un contributo importante a una piccola Procura come quella di Sion che si trova a dover affrontare per la prima volta un’indagine così difficile». I magistrati romani potranno così accedere agli atti e alle prove già raccolte.






