Roma, 4 febbraio 2026 – Prosegue l’indagine sulla strage di Crans-Montana, il tragico incendio nel locale “Le Constellation” che, la notte di Capodanno, ha causato la morte di 41 persone, tra cui numerosi minorenni, e il ferimento di 116 individui. La Procura di Roma ha delegato la Squadra Mobile ad ascoltare i feriti italiani non appena le loro condizioni lo consentiranno, nell’ambito del procedimento per disastro colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni aggravate. Parallelamente, si attendono gli sviluppi delle rogatorie inviate alla Svizzera per acquisire gli atti istruttori.
Crans-Montana: indagini e mosse della Procura di Roma
Nel frattempo, la Procura di Roma attende la trasmissione dei documenti richiesti con la rogatoria del 13 gennaio, fondamentali per iscrivere nel registro degli indagati i gestori del locale e valutare eventuali azioni investigative comuni con le autorità svizzere. È previsto un incontro tra pm italiani e svizzeri il prossimo 19 febbraio per discutere la costituzione di una squadra investigativa congiunta.
Reazioni e attese delle famiglie italiane
Sul fronte italiano, le famiglie delle vittime attendono risposte concrete. Le procure di Milano, Bologna e Genova sono state delegate a eseguire le autopsie sui sei ragazzi italiani deceduti, dopo che la procura svizzera non aveva disposto tali esami prima del rimpatrio delle salme. Gli avvocati delle vittime sottolineano l’importanza di una giustizia trasparente e completa: “Tutte le responsabilità, dalla A alla Z, devono essere accertate”, ha spiegato Romain Jordan, legale delle famiglie, evidenziando anche le criticità emerse nelle indagini preliminari, come la cancellazione di video e contenuti sui social da parte dei gestori del locale.
Parallelamente, una mobilitazione della comunità italiana residente a Crans-Montana si è fatta sentire con forza: 250 italiani, principalmente proprietari di seconde case, hanno inviato una lettera all’ambasciatore d’Italia in Svizzera, chiedendo giustizia e maggior rigore nella gestione del territorio e dei locali pubblici. Le avvocate milanesi Vittoria Giustiniani, Federica Viviani e Alessandra Pandarese, firmatarie dell’appello, hanno denunciato la superficialità delle misure di sicurezza nel locale e hanno espresso la volontà di lasciare la località se non si attueranno cambiamenti concreti. La loro richiesta è chiara: “Prevenire e non reprimere” deve essere il principio guida per evitare che il divertimento si trasformi in tragedia.
L’intera vicenda rimane sotto stretta osservazione, con le autorità italiane e svizzere impegnate a coordinare le indagini e a garantire un adeguato supporto alle vittime e alle loro famiglie.






