Nella mattinata di oggi, lunedì 5 gennaio 2026, un C-130 dell’Aeronautica militare è decollato da Sion alle ore 11 con a bordo le salme delle giovani vittime italiane della tragedia avvenuta a Crans-Montana a Capodanno. L’aereo è atterrato all’aeroporto militare di Milano Linate. I feretri portati fuori dal velivolo appartengono ai due amici milanesi Achille Barosi e Chiara Costanzo, al bolognese Giovanni Tamburi e al genovese Emanuele Galeppini, che due cortei riporteranno nelle loro rispettive città. Il C130 con le salme proseguirà poi per l’Aeroporto di Ciampino Militare (31mo Stormo), per riportare a casa il romano Riccardo Minghetti. All’aeroporto militare di Linate sono presenti i genitori di Achille Barosi con amici di famiglia, mentre sull’aereo in arrivo dalla Svizzera ci sono, a quanto si apprende, i famigliari di Chiara Costanzo.
Il corpo della coetanea Sofia Prosperi, italo-svizzera residente a Lugano, è rimasto invece in Svizzera: le esequie si svolgeranno nella città elvetica. L’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, ha annunciato che tutti i funerali sono stati proposti alle famiglie a spese dello Stato.
I feriti e il difficile ritorno alla normalità
Parallelamente continuano i trasferimenti dei ragazzi sopravvissuti all’incendio. Dal primo gennaio, 11 feriti sono stati ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano, sette dei quali in condizioni gravi. Nel pomeriggio è stato trasferito anche Kean, sedicenne del liceo Virgilio di Milano, che si trovava a Crans-Montana come ospite nella casa di Francesca, anche lei ricoverata nel Centro Grandi ustioni dello stesso ospedale.
In Svizzera restano gli ultimi tre pazienti, seguiti congiuntamente dal personale sanitario elvetico e dal team italiano della Protezione civile. Come ha spiegato Massimiliano Borzetti, responsabile della missione a Crans-Montana, le condizioni restano delicate: il rientro in Italia avverrà solo quando sarà garantita la completa idoneità al trasporto.
Identificate le 40 vittime della tragedia di Crans-Montana
Nella serata di ieri è giunta la conferma ufficiale: tutte le 40 vittime sono state identificate. Oltre ai sei italiani, l’elenco comprende tre giovani svizzere (due quindicenni e una ventiduenne), una ragazza con doppia cittadinanza svizzera e francese di 24 anni, una portoghese di 22 anni, una belga di 17, sei francesi di età compresa tra i 14 e i 33 anni e un quindicenne con tripla nazionalità francese, israeliana e britannica. Un mosaico di giovani vite spezzate che ha trasformato una località di villeggiatura in un luogo di dolore condiviso dall’intero continente.
La tragedia di Crans-Montana poteva essere evitata
Proprio al termine dell’identificazione delle vittime italiane, l’ambasciatore Cornado ha pronunciato parole destinate a pesare: “Esistono le disgrazie, ma questa non è stata una disgrazia. È stata una tragedia evitabile. Sarebbero bastati un po’ di prevenzione e un minimo di buon senso”.
Il suo intervento è arrivato a margine della messa solenne e della marcia silenziosa che ha attraversato le vie di Crans-Montana, mentre la Confederazione Elvetica annunciava per venerdì 9 gennaio una giornata di lutto nazionale.
La veglia, il silenzio e il dolore della comunità
Durante la funzione nella chiesa di Saint-Christophe, seguita anche attraverso due maxischermi all’esterno per l’enorme affluenza, il vescovo di Sion Jean-Marie Lovey ha richiamato il Vangelo di Matteo e l’immagine dei Magi smarriti nella notte: “L’uomo non è fatto per la notte, non è fatto per la morte, ma per la luce. Siamo sconvolti come i Magi che non trovano Gesù. Chiediamo la grazia dei cercatori di luce davanti all’eclissi che ha colpito Crans-Montana”.
Dopo la celebrazione, migliaia di persone hanno preso parte al corteo in un silenzio quasi irreale, interrotto solo dalle lacrime. Un applauso lunghissimo ha poi accompagnato l’arrivo dei soccorritori, delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco, fatti sfilare in testa al corteo tra l’installazione commemorativa e il locale teatro della tragedia.
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