Roma, 30 gennaio 2026 – La Corte Costituzionale italiana, nota come Consulta, ha depositato oggi una sentenza che apre nuovi scenari nel processo per la morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo nel 2016. La Consulta ha accolto la questione di costituzionalità sollevata dalle difese dei quattro agenti dei servizi segreti egiziani imputati nel procedimento, in particolare riguardo al diritto di difesa e ai costi delle consulenze tecniche a carico delle difese degli imputati, tutti nominati d’ufficio. Grazie a questa decisione, il processo potrà ora riprendere ufficialmente.
Giulio Regeni, la questione di costituzionalità e il diritto di difesa
Le difese degli ufficiali egiziani, accusati di sequestro di persona pluriaggravato, concorso in lesioni gravissime e omicidio, avevano sollevato dubbi sull’adeguatezza della tutela del diritto di difesa, in particolare in relazione all’onere finanziario delle consulenze tecniche necessarie per la loro difesa, vista la loro nomina d’ufficio e l’impossibilità di una loro presenza in aula. La Consulta ha ritenuto fondata questa questione, riconoscendo la necessità di garantire un equo processo anche in casi di imputati irreperibili, come avvenuto nel contesto specifico del procedimento Giulio Regeni.
Il percorso giudiziario e la vicenda
Il processo per l’omicidio di Giulio Regeni ha subito negli anni numerosi intoppi, anche a causa della mancata collaborazione delle autorità egiziane nel fornire informazioni e nel permettere la notifica degli atti processuali ai quattro 007 imputati. Regeni, dottorando italiano dell’Università di Cambridge, fu rapito al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato morto il 3 febbraio, con evidenti segni di tortura. Nel 2021 i quattro agenti della National Security Agency egiziana furono rinviati a giudizio in Italia, ma il procedimento era stato sospeso più volte per motivi tecnici e giuridici.
La sentenza odierna della Consulta rappresenta un passo decisivo per far avanzare un processo che ha un’importanza simbolica e politica rilevante per l’Italia e per la richiesta di giustizia che da anni accompagna la famiglia Regeni e le numerose associazioni che seguono la vicenda. Il procedimento continuerà ora presso la Corte d’Assise di Roma, con la possibilità concreta di un regolare svolgimento anche in assenza degli imputati, come previsto dall’eccezione alla legge italiana sancita dai giudici costituzionali.






