Firenze, 22 gennaio 2026 – La Corte d’appello di Firenze ha emesso oggi una sentenza di condanna nei confronti di una ispettrice della polizia penitenziaria e di otto agenti coinvolti in episodi di violenza all’interno del carcere di Sollicciano, situato nella periferia ovest di Firenze. Le condanne riguardano due distinti episodi di aggressione avvenuti nel 2018 e nel 2020 ai danni di un detenuto di origine marocchina e di un recluso italiano.
Condanne per tortura, falso e calunnia
Gli imputati sono stati giudicati con il rito abbreviato e ritenuti colpevoli dei reati di tortura, falso e calunnia. In primo grado, la gravità delle accuse era stata in parte ridimensionata, con la tortura derubricata a lesioni e la caduta degli episodi di falso e calunnia. Tuttavia, in appello la Corte ha riconosciuto la natura più grave dei fatti, imponendo pene significative: la più alta è stata inflitta all’ispettrice, condannata a 5 anni e 4 mesi di reclusione, mentre gli altri agenti hanno ricevuto pene comprese tra 4 anni e 4 mesi e 3 anni e 4 mesi.
Il carcere di Sollicciano e il contesto
Il carcere di Sollicciano, un istituto penitenziario situato a Firenze e noto per la sua struttura architettonica caratteristica, ospita circa 569 detenuti, con una capienza regolamentare di 502 posti. L’istituto, attivo dal 1983, si trova nella periferia ovest della città, nel quartiere omonimo, e rappresenta la principale casa circondariale della città metropolitana di Firenze.
Questa sentenza si inserisce nel più ampio contesto delle problematiche legate alla gestione delle carceri italiane e ai diritti dei detenuti, temi che continuano a suscitare attenzione e dibattito a livello nazionale. Gli episodi di violenza emersi nel processo confermano la necessità di una rigorosa vigilanza e di interventi mirati per garantire il rispetto delle norme e la tutela della dignità umana all’interno degli istituti di pena.






