Milano, 13 marzo 2026 – La Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione per Irene Pivetti, ex presidente della Camera dei deputati, per evasione fiscale e autoriciclaggio. La sentenza, emessa il 10 dicembre e motivata nelle scorse ore, conferma la gravità delle condotte contestate all’ex politica, la quale ha sempre sostenuto la propria innocenza. Il processo trae origine da un’inchiesta della Guardia di Finanza e della Procura milanese, che ha messo sotto la lente operazioni commerciali sospette risalenti al 2016 per un valore complessivo di circa dieci milioni di euro, con un ruolo centrale della società riconducibile a Pivetti, Only Italia.
Le motivazioni della Corte: “Ha tentato di giustificare l’ingiustificabile“
Nelle 46 pagine di motivazioni, la Corte evidenzia come Irene Pivetti abbia adottato un proposito criminoso protratto nel tempo, con comportamenti finalizzati a creare giustificazioni postume per il trasferimento di ingenti somme di denaro. Pur non sottraendosi al contraddittorio processuale, l’ex presidente della Camera non ha mai mostrato alcun segno di resipiscenza, arrivando a sostenere la propria innocenza anche di fronte a prove ritenute evidenti.
I giudici hanno sottolineato che l’incensuratezza di Pivetti era già stata considerata in primo grado con l’attribuzione delle attenuanti generiche, ma queste non potevano comportare un’ulteriore riduzione della pena vista la complessiva gravità delle condotte. La sentenza sottolinea inoltre che la società Only Italia non era altro che un mero schermo giuridico, e che tutte le attività illecite erano riconducibili direttamente a Pivetti.
L’inchiesta ha ricostruito un sistema di trasferimento di denaro per oltre 7,5 milioni di euro, monitorato attraverso rogatorie internazionali in dieci Paesi, dalla Spagna alla Polonia, da Malta a Macao. Secondo la Procura, Pivetti avrebbe acquistato per 1,2 milioni di euro il marchio della Scuderia Isolani, per rivenderlo alla società cinese Daohe a un prezzo decuplicato di 10 milioni, in un’operazione ritenuta simulata e finalizzata a eludere il fisco.

Il coinvolgimento di Leonardo Isolani e le altre condanne
Nel medesimo processo sono stati condannati anche il pilota di rally ed ex campione di Granturismo, Leonardo “Leo” Isolani, e la moglie Manuela Mascoli, entrambi a due anni con pena sospesa e non menzione, per il medesimo filone di evasione fiscale. Isolani, noto nel mondo delle corse motoristiche per il titolo di Campione Italiano GT CIVM 2011 e una lunga carriera nelle cronoscalate, è stato accusato di aver utilizzato la società Only Italia come intermediaria per occultare al fisco beni di valore, tra cui tre Ferrari Granturismo, attraverso una finta compravendita con la società cinese Daohe.
L’unico bene effettivamente ceduto ai cinesi risulta essere stato il logo della Scuderia Isolani abbinato a quello Ferrari, mentre le auto sarebbero state trasferite in Spagna. La Procura ha evidenziato la natura simulata dei contratti che ha permesso di realizzare una consistente plusvalenza, con l’obiettivo di nascondere un debito fiscale di circa cinque milioni di euro.
Il Tribunale ha inoltre disposto la confisca di quasi 3,5 milioni di euro, somme già congelate nel corso delle indagini. La figlia di Isolani, Giorgia Giovannelli, è stata invece assolta.
La vicenda giudiziaria e il percorso professionale di Irene Pivetti
Irene Pivetti, nata a Milano nel 1963, è stata la più giovane presidente della Camera dei deputati della storia italiana e la seconda donna a ricoprire questo ruolo, dal 1994 al 1996. Dopo una lunga carriera politica che l’ha vista militare nella Lega Nord e successivamente nell’UDEUR, ha intrapreso attività imprenditoriali e giornalistiche.
Nel 2024, oltre alla condanna per evasione fiscale e autoriciclaggio, è stata coinvolta in un altro procedimento giudiziario relativo alla compravendita di mascherine dalla Cina durante la pandemia di Covid-19. L’indagine ha riguardato una fornitura alla Protezione Civile di mascherine giudicate di qualità scadente e in quantità inferiore rispetto a quanto pattuito, con un valore di circa 10 milioni di euro rispetto a un ordine da 35 milioni.
Dopo le vicende giudiziarie, Pivetti ha raccontato in più interviste il difficile impatto sulla sua vita personale ed economica, arrivando a gestire una mensa sociale a Monza e a vivere in un pensionato vicino al locale, supportata dalla sua fede e dalla comunità.
L’ex presidente della Camera continua a ribadire la propria innocenza e ha annunciato il ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna. Il suo avvocato, Filippo Cocco, ha sottolineato che il processo è solo una fase di un iter giudiziario più lungo, e che Pivetti intende difendersi fino in fondo.



