Colleferro, 16 settembre 2025 – Sono trascorsi cinque anni da quella tragica notte tra il 5 e il 6 settembre 2020, quando Willy Monteiro Duarte venne brutalmente aggredito e ucciso a Colleferro. A raccontare quei drammatici istanti è Marco Romagnoli, amico di Willy, che ha assistito impotente alla morte del giovane davanti ai propri occhi. Un dolore che, nonostante il tempo, non si è mai attenuato.
Il ricordo indelebile di un amico di Willy
Marco Romagnoli parla con una lucidità carica di emozione: “Per me è diverso da chiunque ne parli, perché io c’ero. È diverso per l’amicizia che avevo con lui, per quello che rappresentava per me. Nonostante siano passati cinque anni, è come se fosse passato solo un giorno“. Il ricordo di Willy è una presenza costante nella vita di Marco: “Willy è in qualsiasi cosa che faccio. Se oggi ho fatto un buon lavoro, penso a lui. Ed è grazie a lui. Non lo supererò mai, semplicemente ho imparato a conviverci“.
L’amarezza più profonda rimane il senso di impotenza: “Mi è rimasto l’amaro di non aver fatto abbastanza, di come sono andate a finire le cose. Lo ricorderò per sempre, ma resta quell’amaro in gola che non va via“. Per Marco, la violenza è un linguaggio che non ha mai voluto imparare: “La violenza e l’odio non servono a niente. La violenza è semplicemente il linguaggio di chi non sa usare la voce. Io non sono un violento e non lo sarò mai“. E ancora, con dolore, ricorda come ora, anziché passare del tempo con Willy, debba trovare un momento per andare a trovarlo al cimitero.
La tragedia di quella notte e il processo ai colpevoli
Quella notte, come ricostruito dalle indagini e dai processi, iniziò in un pub di Colleferro, il “Due di Picche”, dove scoppiò una lite tra diverse comitive. Willy intervenne per calmare gli animi e difendere un amico in difficoltà. Ma l’aggressione dei fratelli Marco e Gabriele Bianchi, noti per la loro pratica di arti marziali miste e la loro violenza abituale, insieme a Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, si trasformò in un feroce assalto che durò circa 50 secondi e risultò fatale per Willy.
I colpi inferti causarono gravi danni interni, tra cui la rottura del cuore, come accertato dall’autopsia. Dopo una lunga vicenda giudiziaria, nel marzo 2025 la Corte d’Assise di Appello di Roma ha confermato la condanna all’ergastolo per Marco Bianchi e ha inflitto 28 anni di reclusione a Gabriele Bianchi, mentre le pene di Pincarelli e Belleggia sono state mantenute a 21 e 23 anni rispettivamente.
L’omicidio di Willy Monteiro Duarte ha avuto un impatto profondo sulla società italiana, portando anche a un inasprimento delle pene per il reato di rissa, con l’introduzione del cosiddetto “Daspo Willy”, che vieta l’accesso a locali pubblici a chi si rende protagonista di violenze.
