Milano, 12 marzo 2026 – La difesa di Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della Polizia arrestato per l’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, avvenuto il 26 gennaio scorso nel bosco di Rogoredo a Milano, ha rilasciato una nota in cui definisce la morte di Mansouri “una tragica fatalità”. Gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno sottolineano come il loro assistito non volesse uccidere, ma solo intimorire la vittima.
La linea difensiva: una tragica fatalità
La difesa critica aspramente l’interpretazione dei fatti emersa dal video diffuso dalla stampa, definendola una “forviante mistificazione”. Ribadiscono che l’intervento di polizia da parte di Cinturrino fu legittimo e che nelle sedi giudiziarie saranno dimostrate la liceità e correttezza dell’azione. Gli avvocati denunciano inoltre la tendenza a cercare una verità laddove, a loro dire, questa non esiste, e affermano che mettere sotto esame tutti gli arresti effettuati dall’assistente capo contro gli “spacciatori di morte” costituisce un “fuor d’opera”.
La difesa evidenzia il fatto che la scena del crimine è stata alterata, in particolare dalla collocazione di una pistola giocattolo vicino al corpo della vittima, gesto attribuito a Cinturrino come reazione di un uomo “sotto shock, in preda alla paura e totalmente disorientato”. Viene inoltre precisato che il colpo fatale, sparato da una distanza di 31 metri e in condizioni di scarsa visibilità, difficilmente avrebbe potuto colpire la sagoma umana se fosse stato sparato più volte.
L’interrogatorio e le ammissioni di Cinturrino
Durante l’interrogatorio di convalida del fermo presso il carcere di San Vittore, Cinturrino ha ammesso le proprie responsabilità e ha chiesto scusa a tutti coloro che indossano la divisa, dichiarando: “Ho sbagliato, dovevo fare rispettare la legge”. Ha spiegato che il colpo è stato sparato per paura, sostenendo di avere perso la testa quando ha visto che Mansouri stava morendo. L’agente ha inoltre confermato di aver tentato di “mettere una toppa” ordinando a un collega di recuperare al commissariato una borsa contenente una pistola giocattolo, che egli stesso aveva trovato anni prima in zona Lambro.
Il legale difensore, Piero Porciani, ha negato le accuse di taglieggiamento mosse contro Cinturrino, definite “carnevalata”, e ha ribadito che l’assistente capo non ha mai preso denaro da nessuno. Tuttavia, emergono testimonianze di colleghi secondo cui Cinturrino avrebbe avuto comportamenti violenti e poco raccomandabili, inclusi episodi di accanimento contro un disabile frequentatore della zona.
Il giudice dovrà ora decidere sulla richiesta di convalida del fermo e sull’eventuale conferma della misura cautelare in carcere per Cinturrino, mentre le indagini proseguono approfondendo i rapporti tra l’assistente capo e la vittima, nonché i metodi di intervento adottati nel quartiere di Rogoredo.






