Roma, 2 febbraio 2026 – Potrebbero essere fino a mille le persone disperse in mare durante il passaggio del ciclone Harry, secondo le ultime stime fornite da Mediterranea Saving Humans. La situazione si configura come una delle tragedie più gravi degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale, dove le comunicazioni ufficiali sembrano sottostimare l’entità della calamità.

Ciclone Harry: il quadro della situazione
L’Autorità marittima europea aveva indicato, al 24 gennaio, almeno 380 persone disperse in mare. Tuttavia, le testimonianze raccolte da Refugees nelle comunità tunisine, in particolare a Sfax, raccontano una realtà ben più drammatica: decine di imbarcazioni partite durante il ciclone non sono mai rientrate. Nell’ultima settimana sono emersi nuovi nomi di migranti di cui si sono perse le tracce, senza alcun contatto dai centri di detenzione libici o dal deserto algerino.
Le autorità maltesi hanno recuperato decine di corpi in mare, tra cui quello di una donna recuperato il 30 gennaio dalla nave di soccorso civile Ocean Viking nella zona di ricerca maltese, successivamente sbarcato a Siracusa. Le informazioni restano ancora frammentarie e in parte contraddittorie, ma è chiaro che il bilancio della tragedia supera di gran lunga le cifre ufficiali.
Denuncia e appello di Mediterranea
Di fronte a questa emergenza, la presidente di Mediterranea, Laura Marmorale, denuncia il silenzio e l’inazione dei governi di Italia e Malta, definendoli “agghiaccianti”. Il timore è che la tragedia venga ignorata per non mettere in evidenza il fallimento delle politiche migratorie e della cooperazione con Libia e Tunisia. Mediterranea, insieme a Refugees, ha ribadito con forza la richiesta di verità e giustizia, sottolineando l’importanza di non dimenticare chi ha perso la vita in mare.
La denuncia arriva mentre il ciclone Harry continua a colpire duramente il Sud Italia, con allerta meteo rossa in Sicilia, Sardegna e Calabria, provocando onde alte fino a 8 metri, evacuazioni e danni lungo le coste. Sul fronte della ricerca scientifica, l’Università di Ferrara ha attivato un team per monitorare in tempo reale l’impatto del ciclone sulle coste, con l’obiettivo di migliorare la pianificazione delle emergenze future.
Mediterranea Saving Humans, nata nel 2018 in risposta alle morti nel Mediterraneo, continua a operare nel Mediterraneo centrale con missioni di soccorso civile, ribadendo il principio che “prima si salva, poi si discute”.






