Parma, 13 febbraio 2026 – Nel corso del processo in corso presso la Corte d’Assise di Parma, emergono nuovi dettagli sul profilo psichiatrico di Chiara Petrolini, la giovane 22enne accusata del duplice omicidio premeditato e della soppressione dei corpi dei suoi due figli neonati. Le testimonianze e le consulenze psichiatriche presentate in aula evidenziano un quadro complesso, nel quale si intrecciano fragilità psicologiche e valutazioni contrastanti sulla capacità di intendere e di volere dell’imputata.
Il rischio suicidio e la condizione emotiva di Chiara Petrolini
Gli psichiatri nominati dalla difesa hanno espresso preoccupazione per la salute mentale di Chiara Petrolini, sottolineando il rischio crescente di suicidio. Pietro Pietrini, consulente della difesa e professore di fama internazionale nel campo delle neuroscienze e psichiatria, ha dichiarato che la giovane non ha ancora elaborato pienamente la consapevolezza degli eventi che l’hanno coinvolta. “Il rischio suicidiario è un’ipotesi concreta”, ha affermato Pietrini, spiegando che la mancanza di una adeguata risposta emotiva-affettiva attualmente impedisce a Chiara di comprendere appieno la gravità della sua situazione. Quando questa consapevolezza emergerà, ha aggiunto, si aprirà una fase di massima criticità.
Anche la collega Alessandra Bramante, anch’essa consulente della difesa, ha confermato che dai test psicologici somministrati alla ragazza emerge un quadro preoccupante relativo alla sua stabilità emotiva.
Un’adolescente nella mente e nel comportamento
Un aspetto centrale emerso dalle perizie è l’immaturità emotiva e psicologica di Chiara Petrolini, paragonata dallo stesso Pietro Pietrini a quella di un’adolescente. La giovane presenta una difficoltà profonda nella gestione delle emozioni e nelle relazioni sociali, con un’intelligenza emotiva e sociale compromessa che si traduce in incapacità di assumersi responsabilità e in una forte dipendenza dal giudizio altrui.
Le perite nominate dalla Corte, le dottoresse Marina Carla Verga e Laura Ghiringhelli, hanno sottolineato che nonostante questa fragilità e immaturità, Chiara è capace di intendere e di volere. Non sono stati rilevati deficit cognitivi o disturbi di personalità tali da compromettere la sua imputabilità. La ragazza è stata definita un “soggetto fragile, con tappe evolutive in ritardo rispetto alla sua età”, e meritevole di un percorso di cura che si avvicina a quelli riservati ai minorenni, ma è comunque pienamente responsabile dal punto di vista legale.
Le esperte hanno inoltre evidenziato come Chiara prediliga comunicare tramite il web, che funge da canale protettivo e compensativo rispetto alla sua condizione di isolamento e vergogna. Questo comportamento, unito a una modalità relazionale definita “vendicativa”, si traduce in un meccanismo di difesa attraverso il quale Chiara tende a spostare la responsabilità sugli altri, mettendoli di fronte a fatti compiuti per riequilibrare il proprio stato emotivo.
Contrasti tra le perizie: la posizione della difesa
Il quadro delineato dalle perite della Corte è in netto contrasto con la consulenza presentata da Pietro Pietrini per la difesa, che sostiene una teoria differente. Pietrini ha infatti ipotizzato che Chiara si trovasse in un profondo stato di alterazione psichica al momento dei fatti, tale da escludere la capacità di intendere e di volere. In particolare, ha fatto riferimento a un fenomeno noto come “denial pregnancy”, ovvero la negazione inconsapevole della gravidanza, che secondo lui rappresenterebbe una patologia in grado di compromettere la lucidità dell’imputata.
Nonostante questa posizione, anche la consulenza della difesa riconosce la fragilità e immaturità della ragazza, caratteristiche che però non vengono considerate sufficienti a escludere la sua responsabilità penale. La discussione su queste perizie sarà al centro delle prossime udienze e sarà determinante ai fini del verdetto.
Profilo psichiatrico di Chiara Petrolini e implicazioni processuali
La perizia psichiatrica firmata da Maria Carla Verga e Laura Ghiringhelli, unitamente alla relazione dello psicoterapeuta Mauro Di Lorenzo contenuta nel medesimo documento, descrive una giovane donna con una fragilità narcisistica profonda, esposta a sentimenti di vulnerabilità e rabbia vendicativa. Tale vulnerabilità si manifesta sia nel ritiro dalle relazioni sociali sia in reazioni di risentimento verso chi percepisce come giudicante o non attento.
Questa complessa dinamica emotiva si riflette nel comportamento di Chiara, che alterna momenti di isolamento a reazioni di difesa aggressive, senza però che emerga una patologia psichiatrica capace di compromettere la sua capacità di agire consapevolmente. Le perite hanno esplicitamente escluso la presenza di disturbi mentali tali da configurare una pericolosità sociale, confermando così la capacità di stare in giudizio dell’imputata.
La vicenda, che vede coinvolti due neonati partoriti e uccisi a distanza di un anno e sepolti nel giardino di casa, resta al centro dell’attenzione per la gravità dei fatti e per il delicato equilibrio tra valutazioni cliniche e responsabilità penale. Il processo proseguirà con la discussione delle perizie e delle argomentazioni della difesa e dell’accusa, in attesa di un pronunciamento che terrà conto anche di queste valutazioni psichiatriche.






