Roma, 9 gennaio 2026 – La Corte Suprema di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso presentato dalla difesa di Gianni Alemanno, confermando la sua permanenza nel carcere di Rebibbia dove sta scontando una pena di 22 mesi per violazione delle prescrizioni nell’ambito di una condanna per traffico d’influenze. L’ex sindaco di Roma e figura di spicco della destra italiana, noto per il suo passato politico e la leadership nel movimento “Indipendenza!”, era stato arrestato il 31 dicembre 2024 a seguito della revoca dei benefici della pena alternativa.

La decisione della Cassazione e la delusione della difesa
Gli avvocati di Alemanno, Cesare Placanica ed Edoardo Albertario, avevano presentato un ricorso straordinario che la Cassazione ha però dichiarato inammissibile, aderendo alla richiesta del sostituto procuratore generale Perla Lori di rigetto. La difesa ha espresso “estrema delusione” per la mancata discussione nel merito, sottolineando come la condotta contestata – la richiesta anticipata di pagamenti da parte di Ama ed Eur Spa – non dovrebbe più essere considerata penalmente rilevante. Parallelamente, la difesa ha evidenziato il recente superamento del vaglio di ammissibilità da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) su un ricorso correlato.
Alemanno e la battaglia personale dietro le sbarre
Dalla sua detenzione, Alemanno si è distinto per un impegno inedito nella denuncia delle condizioni carcerarie italiane, evidenziando il problema del sovraffollamento e le difficoltà strutturali di Rebibbia, dove il tasso di affollamento supera il 150%. In un recente libro scritto insieme a un altro detenuto, pubblicato e presentato tramite un avatar digitale, Alemanno ha descritto il sistema penitenziario come una “catastrofe silenziosa” che aggraverebbe lo stato di salute e di dignità dei detenuti. Questa nuova veste di attivista per la riforma carceraria appare in netto contrasto con il passato politico dell’ex sindaco, noto per le sue politiche securitarie e la linea dura durante il suo mandato a Palazzo Senatorio dal 2008 al 2013.






