Roma, 26 gennaio 2026 – Il Tribunale di Roma ha annullato la sanzione da 150 mila euro comminata dal Garante della Privacy alla Rai in relazione alla diffusione dell’audio contenente conversazioni tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini, trasmesso dal programma d’inchiesta Report, condotto da Sigfrido Ranucci. La decisione segna un importante momento per il giornalismo d’inchiesta italiano e riapre il dibattito sul confine tra diritto alla privacy e interesse pubblico nell’informazione.
Ranucci e il legittimo esercizio del giornalismo d’inchiesta
Nella sentenza, il Tribunale sottolinea come i contenuti del servizio contestato rientrino nel legittimo esercizio di cronaca e critica giornalistica, con particolare riferimento alla forma del giornalismo d’inchiesta. L’interesse pubblico per la vicenda è stato ritenuto prevalente, poiché la diffusione delle conversazioni telefoniche tra Sangiuliano e la moglie tocca un tema rilevante: la possibile influenza di questioni personali nell’assegnazione di alte cariche istituzionali.
Il Tribunale precisa che, nonostante il comprensibile turbamento dei soggetti coinvolti, la messa in onda integrale e originale della conversazione si giustifica per garantire la fedeltà al dato storico e prevenire sospetti di manipolazioni giornalistiche. Tale approccio è coerente con la natura del giornalismo d’inchiesta, impegnato a divulgare fatti quanto più aderenti alla realtà.
Critiche alla gestione del procedimento da parte del Garante
Oltre ad accogliere la legittimità della diffusione, il Tribunale ha rilevato anche una tardività del provvedimento sanzionatorio da parte del Garante della Privacy. La sentenza evidenzia come la legge imponga termini perentori per concludere i procedimenti amministrativi, fondamentali per garantire il diritto di difesa degli interessati e impedire un’esposizione prolungata a possibili sanzioni.
Nel caso specifico, il Garante non ha rispettato i tempi previsti dal Codice Privacy, che stabilisce un limite tra 9 e 12 mesi per le decisioni sui reclami, con la possibilità di estensione solo in presenza di motivate esigenze istruttorie comunicate all’interessato, cosa che non è avvenuta. Per questo motivo, il Tribunale ha annullato la sanzione, sottolineando l’errore del Garante sia nella forma che nei contenuti del provvedimento.

Sigfrido Ranucci, tramite un post su Facebook, ha commentato la decisione ribadendo l’errore del Garante e la legittimità della trasmissione dell’audio, aggiungendo che l’autorità aveva agito fuori dai tempi stabiliti dalla legge.
La vicenda ha acceso nuovamente il dibattito sulla funzione del Garante Privacy e il suo ruolo nei confronti del giornalismo d’inchiesta, tema su cui Ranucci si era già espresso duramente, denunciando un uso strumentale dell’autorità a danno della libertà di informazione.






