Roma, 31 marzo 2026 – Alla recente iniziativa “Le università per Giulio Regeni”, svoltasi in Senato, l’avvocatessa Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, ha espresso un duro monito nei confronti del governo italiano, accusato di aver perpetrato “ingiustizie” nel corso degli anni rispetto al caso di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano torturato e ucciso in Egitto nel 2016. Nel decimo anniversario della tragica scomparsa, si rinnova così la richiesta di verità e giustizia attorno a una vicenda che ha segnato profondamente le relazioni diplomatiche tra Italia ed Egitto e la sensibilità dell’opinione pubblica.
Il diritto alla verità e l’indipendenza della magistratura italiana
“Il nostro paese è composto da diversi poteri, è una democrazia e vige la separazione dei poteri”, ha sottolineato Ballerini, evidenziando la differenza fondamentale con l’Egitto, dove “il procuratore capo è nominato dallo stesso Abdel Fattah al-Sisi e dove vige una dittatura”. L’avvocato ha ricordato che la magistratura italiana si è dimostrata determinata e indipendente nel portare avanti le indagini e i processi, nonostante le difficoltà e le pressioni internazionali. In particolare, ha citato la sentenza 192 del 2023 della Corte Costituzionale, che ha sancito “l’inviolabilità del diritto alla verità, strettamente legata alla dignità della persona e del paese”.
La parola “tortura” ha avuto un ruolo chiave nel consentire lo svolgimento del processo, in quanto il delitto commesso contro Giulio Regeni è stato riconosciuto come un crimine contro l’umanità. “Giulio non è un caso isolato – ha aggiunto Ballerini – ogni giorno in Egitto tre persone su quattro subiscono la sua stessa sorte”.
All’evento in Senato ha partecipato anche la famiglia Regeni, che ha espresso amarezza per la cooperazione ancora in atto con il governo egiziano, definendola “una ferita ulteriore”. Claudio e Paola Regeni hanno denunciato di essersi sentiti traditi dai governi italiani negli ultimi dieci anni, in particolare per la vendita di navi da guerra all’Egitto, nonostante il divieto di esportazione di armamenti verso paesi che violano i diritti umani, come appunto il regime di al-Sisi.
Le iniziative per mantenere viva la memoria di Regeni
Nel corso della conferenza stampa, Paola Deffendi ha ricordato la coraggiosa iniziativa dell’ex presidente della Camera, Roberto Fico, che nel 2018 si recò al Cairo per incontrare direttamente il presidente al-Sisi, segnale di un impegno istituzionale raro e significativo. Tuttavia, “non ci sono state molte azioni concrete da parte delle istituzioni italiane come sarebbe stato necessario per la dignità di un paese”, ha evidenziato la madre di Giulio.
In questo contesto, prende avvio l’iniziativa “Le università per Giulio Regeni”, promossa dalla senatrice Elena Cattaneo, che prevede la proiezione del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, realizzato da Simone Manetti. La prima proiezione si terrà il 13 aprile all’Università Statale di Milano e coinvolgerà 76 atenei italiani fino a fine maggio. L’obiettivo è sensibilizzare studenti, docenti e cittadini sul caso Regeni e sulle tematiche dei diritti umani, mantenendo alta l’attenzione sulla necessità di verità.
Giulio Regeni, nato a Trieste nel 1988 e dottorando presso il Girton College dell’Università di Cambridge, venne rapito a Il Cairo il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, e ritrovato morto il 3 febbraio successivo nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani. Il suo corpo mostrava evidenti segni di tortura, tra cui incisioni simboliche sulla pelle, bruciature e fratture multiple, elementi che hanno collegato immediatamente il suo assassinio al regime egiziano guidato dal presidente Abdel Fattah al-Sisi. Le successive indagini italiane hanno puntato il dito contro agenti del servizio segreto interno egiziano, quattro dei quali sono stati rinviati a giudizio in Italia, sebbene il processo abbia incontrato numerosi ostacoli a causa della mancata collaborazione delle autorità egiziane.
Il processo e la battaglia legale per la giustizia
L’iter giudiziario si è rivelato complesso e faticoso. Dopo la chiusura delle indagini preliminari nel 2020 da parte della Procura di Roma, il processo è iniziato il 20 febbraio 2024 presso la prima Corte d’Assise della Capitale. La Corte Costituzionale, con una sentenza del settembre 2023, ha stabilito che il procedimento può proseguire anche in assenza degli imputati egiziani, un’eccezione alla prassi italiana resasi necessaria per via della mancata collaborazione del governo del Cairo.
Durante le udienze, i genitori di Giulio hanno testimoniato e ribadito la loro ferma volontà di ottenere “verità e giustizia per Giulio”. La famiglia Regeni continua a sollecitare un impegno coerente da parte delle istituzioni italiane, denunciando la contraddizione tra la posizione ufficiale di condanna e la reale collaborazione economica e militare con il regime egiziano.
La vicenda di Giulio Regeni ha avuto un grande impatto anche sull’opinione pubblica e sulle istituzioni, spingendo il Parlamento italiano a istituire una Commissione monocamerale di inchiesta e generando una vasta mobilitazione culturale e sociale. La campagna internazionale “Verità per Giulio Regeni”, sostenuta da Amnesty International e da numerosi enti locali, università e associazioni, rappresenta un simbolo di lotta contro l’impunità e di difesa dei diritti umani.
In questo decennio, la memoria di Giulio Regeni è stata mantenuta viva attraverso iniziative culturali, proiezioni, manifestazioni e continue richieste di trasparenza e responsabilità, in un quadro internazionale che vede l’Egitto sotto la presidenza autoritaria di Abdel Fattah al-Sisi, accusato da più parti di violazioni sistematiche dei diritti umani.






