Milano, 2 aprile 2026 – La Procura di Milano ha formalmente chiesto il rinvio a giudizio nel caso della tragica morte del 19enne Ramy Elgaml, avvenuta il 24 novembre 2024 durante un inseguimento tra via Ripamonti e via Quaranta. Al centro dell’inchiesta vi è un carabiniere alla guida dell’auto inseguitrice e Fares Bouzidi, conducente dello scooter coinvolto nell’incidente mortale.
Le accuse e i dettagli del caso Ramy
La richiesta di processo riguarda il carabiniere, accusato di omicidio stradale per eccesso colposo nell’adempimento del dovere, e Fares Bouzidi, indagato per concorso in omicidio stradale per la fuga a velocità elevata – anche oltre i 120 km/h – e la guida contromano. L’inseguimento, durato circa otto chilometri nel quartiere Corvetto di Milano, si è concluso con l’uscita di strada dello scooter e la morte di Ramy Elgaml, sbalzato contro un semaforo e investito dall’automobile dei carabinieri.
Oltre ai due principali indagati, la Procura ha incluso nel procedimento altri sei militari, accusati a vario titolo di favoreggiamento, depistaggio e falso ideologico. Tra le accuse spiccano la cancellazione di video e file di testimoni, omissioni nel verbale d’arresto e false informazioni ai pubblici ministeri. In particolare, quattro carabinieri sono stati segnalati per aver omesso di riportare l’urto tra lo scooter e l’auto e per aver nascosto la presenza di un testimone oculare e delle registrazioni video, tra cui dashcam e bodycam.
Le novità sul carabiniere e la condanna di Bouzidi
L’imputazione per il carabiniere è stata riformulata da omicidio stradale a omicidio stradale per eccesso colposo nell’adempimento del dovere, riconoscendo che stava operando nell’ambito del suo incarico ma con una condotta ritenuta sproporzionata e pericolosa, mantenendo una distanza troppo ravvicinata dallo scooter durante l’inseguimento.
Nel frattempo, Fares Bouzidi è stato condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi per resistenza a pubblico ufficiale. La sentenza prevede anche un risarcimento di 2mila euro a favore di ciascuno dei sei carabinieri costituiti parte civile. Bouzidi rimane inoltre indagato per omicidio stradale insieme al carabiniere, mentre altri due militari sono sotto accusa per falso in atto pubblico e depistaggio riguardo alla cancellazione di prove video.
Le indagini e il dibattito pubblico hanno posto particolare attenzione sull’eventuale impatto diretto tra il mezzo dei carabinieri e lo scooter, elemento centrale nelle controversie tra le due perizie tecniche incaricate della ricostruzione della dinamica dell’incidente, che hanno fornito pareri contrastanti.






