Milano, 10 febbraio 2026 – Prosegue l’indagine della Procura di Milano sul caso Glovo, con particolare attenzione alla gestione algoritmica del lavoro dei rider e al sistema di calcolo dei compensi che appare ancora avvolto nell’oscurità. Il pubblico ministero Paolo Storari ha emesso un decreto d’urgenza che nei prossimi giorni sarà sottoposto alla convalida di un giudice per le indagini preliminari (GIP).
L’algoritmo di Glovo
L’indagine si basa su tre elementi chiave: l’analisi tecnica dell’algoritmo utilizzato dalla piattaforma, la verifica delle norme giuslavoristiche e costituzionali e le dichiarazioni raccolte dai rider coinvolti. Dalle verifiche emerge come la piattaforma Glovo eserciti un’intensa eterodirezione e controllo sul lavoro dei rider, attraverso la geolocalizzazione, il monitoraggio costante dei tempi di consegna e delle performance, con l’applicazione di sanzioni in caso di ritardi o mancata puntualità. Ciò determina, secondo la Procura, una gestione del lavoro che appare più simile a un rapporto di subordinazione mascherato da autonomia.
Un punto centrale dell’inchiesta riguarda il meccanismo con cui l’algoritmo assegna gli ordini e soprattutto calcola il compenso. Gli inquirenti hanno sottolineato come i criteri di determinazione economica siano opachi e rimessi interamente a un algoritmo non accessibile né negoziato dai rider. L’analisi dei database estratti dall’app ha evidenziato una correlazione tra i dati della prestazione e il profilo economico, confermando che le retribuzioni sono calcolate in base a parametri digitali.
Condizioni economiche e testimonianze dei rider
Un elemento particolarmente allarmante riguarda le condizioni economiche dei lavoratori. Da una consulenza tecnica effettuata su un campione di 24 rider, è emerso che 18 di loro percepivano un reddito netto annuo sotto la soglia di povertà, fissata poco sopra i 16mila euro. Lo scostamento medio negativo è di circa 5mila euro annui, con casi estremi che superano i 12mila euro in meno rispetto alla soglia di povertà.
Tra le testimonianze raccolte, un rider ha denunciato: “Non mi piace come mi pagano, non mi piace come veniamo trattati. Non siamo pagati se siamo malati e il nostro lavoro non viene in alcun modo valutato. Per loro siamo numeri senza considerarci delle persone“. Nonostante gli scioperi indetti, ha aggiunto, “nulla è cambiato”.
L’inchiesta, che coinvolge circa 40mila rider operanti per Foodinho, società controllata da Glovo, mira a far luce su possibili forme di caporalato digitale e sfruttamento.
Per approfondire: Caporalato, giudice sottopone Foodinho (Glovo) a controllo: “Sfruttati 40mila rider”


