L’Aquila, 20 febbraio 2026 – Prosegue con intensità la vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”, al centro di un acceso dibattito giudiziario e mediatico che coinvolge la tutela dei minori e la responsabilità genitoriale. Oggi pomeriggio si tiene la quarta seduta della perizia richiesta dal Tribunale dei minorenni dell’Aquila, alla quale parteciperanno Catherine Birmingham e il marito Nathan Trevallion, protagonisti di una complessa situazione familiare sotto osservazione da mesi.
La situazione attuale e la perizia in corso
Secondo quanto riferito dall’avvocato Danila Solinas, che assiste la madre Catherine, “è una donna molto provata, che continua a subire una gogna mediatica inaccettabile“. La perizia, affidata alla consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli, riprende dopo l’interruzione della scorsa settimana dovuta alla fragilità emotiva di Catherine. La seduta si preannuncia lunga e prevede l’ascolto dei due genitori, in un momento cruciale per il futuro della famiglia.
Parallelamente, il portavoce di Pro Vita & Famiglia, Jacopo Coghe, ha denunciato che i tre figli della famiglia sono separati dai genitori da ben 92 giorni, sottolineando come questa condizione abbia già prodotto “conseguenze gravissime”, con una situazione “ormai irreparabilmente segnata dal trauma di una separazione immotivata e così lunga”. Pro Vita & Famiglia ha inoltre rivolto un appello al Tribunale dei minorenni dell’Aquila affinché ascolti i numerosi appelli, tra cui quello della Garante dell’Infanzia Marina Terragni, per favorire il ricongiungimento familiare.
Attacchi e solidarietà agli operatori coinvolti
Nel contesto della vicenda, l’Organismo Congressuale Forense ha espresso profonda solidarietà alle colleghe Maria Luisa Palladino e Marika Bolognese, rispettivamente tutrice e curatrice speciale dei minori, vittime di aggressioni verbali e minacce sui social network legate alla gestione del caso. Tali episodi sono stati definiti “inaccettabili” in quanto ledono la dignità personale e professionale e rappresentano un attacco all’integrità dell’istituzione giudiziaria e ai principi fondamentali dello Stato di diritto.
Inoltre, l’avvocato Alfredo Sorge ha denunciato la “spettacolarizzazione” dei processi mediatici e la pubblicazione dei nomi degli indagati, definita una pratica denigratoria e lesiva del principio di presunzione di innocenza. Sorge ha sottolineato la necessità che l’avvocatura faccia sentire la propria voce per contrastare queste derive e tutelare la dignità della professione forense.




