Milano, 24 marzo 2026 – È stato fissato per l’1 e 2 aprile prossimi l’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta sul caso di Carmelo Cinturrino, il poliziotto arrestato lo scorso gennaio per l’omicidio aggravato di Abderrahim Mansouri, noto come “Zack”, nel bosco di Rogoredo. L’udienza, disposta dal gip di Milano Domenico Santoro, servirà per ascoltare otto testimoni chiave e cristallizzare le loro dichiarazioni in vista di un eventuale processo.
L’incidente probatorio e le accuse contro Cinturrino
La decisione del giudice è arrivata su richiesta del procuratore Marcello Viola e del pm Giovanni Tarzia, che coordinano le indagini della Squadra mobile milanese. Oltre a Cinturrino, che è accusato di oltre 30 capi di imputazione tra cui omicidio pluriaggravato, arresti illegali, estorsioni, spaccio e percosse, sono coinvolti anche altri sei poliziotti del Commissariato Mecenate, anch’essi destinatari della stessa misura cautelare di incidente probatorio.
Secondo l’accusa, Cinturrino e alcuni colleghi avrebbero messo in atto numerosi episodi di violenza e abusi, tra cui la brutale aggressione a un disabile tossicodipendente, picchiato con martellate e minacciato per sottrargli droga e denaro. Altre imputazioni riguardano estorsioni ai danni di spacciatori, arresti illegali e persino la cessione di eroina a tossicodipendenti in cambio di informazioni.
Le testimonianze e il contesto dell’inchiesta
Tra i testimoni da ascoltare vi è un afgano che ha assistito all’uccisione di Mansouri, oltre a un giovane marocchino che avrebbe documentato con un video l’aggressione ai danni di un uomo disabile da parte di Cinturrino. Le dichiarazioni raccolte finora evidenziano un quadro di sistematici abusi di potere e violenze da parte di alcuni agenti.
Il caso ha acceso un dibattito anche sul contesto criminale di Rogoredo, dove Mansouri era un nome noto nel traffico di droga e faceva parte di un clan con radici nella zona del Corvetto a Milano. La sua figura, seppur controversa, è al centro di un’indagine complessa che coinvolge diverse vittime di presunti abusi da parte della polizia.
Gli avvocati difensori di Cinturrino hanno ribadito l’innocenza del loro assistito riguardo a tutte le accuse, definendo le accuse come “fango per screditarlo” e sottolineando l’assenza di prove certe per l’omicidio volontario. Intanto, i test tossicologici hanno escluso l’uso di sostanze stupefacenti da parte dell’agente.
L’incidente probatorio rappresenta una tappa cruciale per fare luce su una vicenda che ha scosso Milano e che vede coinvolti agenti di polizia e membri di ambienti criminali in un intreccio di violenze, estorsioni e omicidi.




