Milano, 26 febbraio 2026 – Si è appena conclusa a Milano la nuova fase del processo che vede protagonista Dmitry Chirakadze, l’imprenditore russo accusato di aver coordinato l’evasione di Artem Uss dagli arresti domiciliari a Basiglio, lo scorso 22 marzo 2023. Chirakadze, figura chiave nell’inchiesta, ha visto la sua pena ridotta dalla Corte d’Appello di Milano da 3 anni e 2 mesi a 2 anni e 2 mesi, ma resta detenuto da oltre venti mesi. Al centro della vicenda, oltre al percorso giudiziario, le implicazioni politiche e internazionali legate al caso.
Processo Chirakadze: la posizione della difesa e le accuse

Alessandro Diddi, legale di Chirakadze, ha espresso forte dissenso nei confronti del tribunale milanese definendo il processo “una pessima figura” e denunciando un trattamento “non equo” nei confronti del proprio assistito. “Questo processo è stato fatto davanti a un tribunale che, a mio avviso, ha fatto una pessima figura. Il rigore nei confronti di Dmitry Chirakadze si spiega con la necessità di un pugno di ferro nei confronti dell’opinione pubblica internazionale,” ha dichiarato Diddi al termine dell’udienza. Il legale ha annunciato il ricorso in Cassazione e non ha escluso un possibile appello alla Corte europea dei diritti dell’uomo, sottolineando la criticità delle condizioni di salute di Chirakadze e la scarsa capacità degli istituti penitenziari italiani di garantire cure adeguate.
Il processo riguarda la complessa dinamica della fuga di Artem Uss, figlio di un oligarca russo vicino a Vladimir Putin, arrestato in Italia su richiesta degli Stati Uniti per accuse di traffico di componenti a duplice uso militare-civile. Secondo le indagini coordinate dalla Procura di Milano, Chirakadze sarebbe stato il primo punto di contatto tra l’oligarchia russa e la banda che ha organizzato l’evasione, coordinando le operazioni dall’Italia e mantenendo i contatti con la famiglia Uss.
La rete della fuga e le implicazioni internazionali
L’evasione di Uss, avvenuta in un contesto di forte attenzione internazionale per i reati a lui contestati, ha preso corpo attraverso una serie di sopralluoghi e un’azione coordinata da una banda composta da cittadini balcanici, con l’appoggio decisivo di Chirakadze e della moglie di Uss, Maria Yagodina, per la quale è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare internazionalizzata. L’inchiesta ha evidenziato la presenza di una rete transnazionale che ha facilitato la fuga, con elementi di potenziale complicità anche in Italia, come sottolineato dalla Procura milanese nel corso della requisitoria.
Le indagini hanno inoltre rivelato la figura di Chirakadze come uomo di fiducia dell’élite russa, con interessi economici e immobiliari in tutta Europa, tra cui un resort di lusso in Sardegna. L’imprenditore, arrestato all’aeroporto di Fiumicino dopo essere arrivato da Olbia, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio davanti al gip. Le accuse a suo carico includono la procurata evasione aggravata dalla transnazionalità, mentre gli inquirenti continuano a indagare su eventuali altri coinvolgimenti e “appoggi” all’operazione.
Il processo è seguito con attenzione anche per le implicazioni politiche, che vedono contrapposte la posizione della difesa, che denuncia un “processo politico” e l’assenza di prove concrete, e l’accusa, che ha chiesto una condanna a cinque anni e mezzo per Chirakadze. La vicenda, che ha acceso il dibattito su garantismo e sicurezza, proseguirà con il possibile intervento della Cassazione e un’eventuale esame da parte delle giurisdizioni europee.
Fonte: Nicoletta Totaro - Caso Uss, legale di Chirakadze: "Ricorreremo a Corte europea, l'Italia farà brutta figura"



