Milano, 16 febbraio 2026 – Si apre ufficialmente il processo per gli architetti di fama internazionale Stefano Boeri e Cino Zucchi, coinvolti nel cosiddetto Caso Beic, riguardante il concorso internazionale per la realizzazione della nuova Biblioteca europea di informazione e cultura (Beic) a Milano. La decisione è stata presa dal giudice per l’udienza preliminare (gup) di Milano, Fabrizio Filice, che ha rinviato a giudizio i due professionisti insieme ad altri quattro imputati.
Le accuse e le dichiarazioni degli imputati
La Procura di Milano, coordinata dai pm Giancarla Serafini, Paolo Filippini, Mauro Clerici e l’aggiunto Tiziana Siciliano, contesta a Boeri e Zucchi i reati di turbativa d’asta e false dichiarazioni relative al conflitto di interessi. Secondo gli inquirenti, i due architetti, rispettivamente presidente e componente della commissione aggiudicatrice del concorso, non avrebbero dichiarato i loro legami accademici e professionali con alcuni membri della cordata vincitrice, composta da loro allievi o partner, tra cui i ricercatori Raffaele Lunati e Giancarlo Floridi e l’architetto Pier Paolo Tamburelli dello studio Baukuh.
Stefano Boeri, intervenuto dopo la decisione del gup, ha espresso la propria fiducia nella magistratura: «Confido di poter dimostrare nel corso del dibattimento la mia totale estraneità ai fatti che mi sono contestati». Anche Cino Zucchi si è detto tranquillo, sottolineando di aver sempre agito con rigore e correttezza nelle giurie cui ha partecipato: «Non farò mai più una giuria in vita mia», ha scherzato, aggiungendo che il dibattimento chiarirà ogni equivoco.
Le indagini e le prove contestate
Le indagini, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, si basano su presunti accordi illeciti documentati da chat, in particolare una conversazione di gruppo denominata “Viale Molise”, dove, secondo l’accusa, emergerebbero messaggi allusivi tra Zucchi e Tamburelli, come immagini di un libro contenente banconote da 50 euro e di un tycoon che ride mentre maneggia banconote, interpretati come prova di condotte fraudolente volte a pilotare l’assegnazione del concorso.
Il ruolo di Tamburelli è considerato centrale nel presunto meccanismo di pilotaggio: secondo l’accusa, avrebbe fatto da «cerniera» tra i docenti e il team vincitore durante le fasi di valutazione. La Procura inoltre ha stralciato la posizione di un’altra architetta, Manuela Fantini, e ha eliminato dalle imputazioni una contestazione di falso in atto pubblico.
Il gip Luigi Iannelli, lo scorso 18 febbraio 2025, aveva respinto la richiesta di arresti domiciliari per Boeri, Zucchi e Tamburelli, ma aveva disposto misure interdittive che vietano loro, per un periodo compreso tra otto mesi e un anno, di partecipare a commissioni giudicatrici di concorsi pubblici e di collaborare con la pubblica amministrazione.
Il procedimento e le prossime udienze
Il processo, con prima udienza fissata per il 17 aprile 2026, coinvolge anche altri quattro imputati, tra cui il progettista Andrea Caputo, arrivato terzo al concorso. Comune di Milano e Fondazione Beic non si sono costituiti parti civili nel procedimento.
Parallelamente a questo procedimento, Stefano Boeri è già coinvolto in un altro processo, relativo al progetto Bosconavigli per la riqualificazione urbanistica di Milano, con accuse di lottizzazione abusiva e abuso edilizio.
Boeri, nato a Milano nel 1956 e noto per i suoi progetti innovativi di architettura e urbanistica, è docente al Politecnico di Milano e presidente della Triennale di Milano. Tra i suoi lavori più celebri si annovera il Bosco Verticale, simbolo di architettura sostenibile e verde urbano, premiato a livello internazionale.
Gli sviluppi del processo Beic saranno seguiti con attenzione sia per la rilevanza degli imputati che per le implicazioni sul tema della trasparenza nei concorsi pubblici di architettura e urbanistica.






