Napoli, 27 febbraio 2026 – Un importante sequestro di beni per un valore complessivo di 2,2 milioni di euro è stato eseguito nei confronti di Tullio Iorio, imprenditore 51enne di San Cipriano d’Aversa (Caserta), ritenuto vicino al clan dei Casalesi. L’operazione, condotta dal Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, riguarda il patrimonio immobiliare e aziendale riconducibile a Iorio, attivo nel settore della fornitura di calcestruzzo e lavori edili e stradali.
Sequestro patrimoniale e indagini giudiziarie
Il provvedimento di sequestro, emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, coordinata dal procuratore aggiunto Michele Del Prete e dal pm Maurizio Giordano, ha interessato quote societarie, l’intero compendio aziendale di una società, 15 immobili tra fabbricati e terreni nella provincia di Caserta, 4 autoveicoli, nonché numerosi rapporti bancari e finanziari.
Iorio è stato condannato in via definitiva per riciclaggio aggravato dalla circostanza mafiosa ed è attualmente sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori e turbativa d’asta. Le indagini hanno evidenziato che già dai primi anni 2000 l’imprenditore faceva parte di un ristretto gruppo di imprenditori legati alla fazione Schiavone del clan dei Casalesi. Secondo le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, Iorio avrebbe partecipato a un sistema di alterazione di gare pubbliche, in particolare nella provincia di Caserta, sfruttando intestazioni fittizie di società, corruzione e atti intimidatori.
Ruolo di Tullio Iorio secondo i pentiti dei Casalesi
Nel corso del processo in cui Iorio è imputato insieme a Raffaele Pezzella e Vincenzo Ferri, è stato sentito come testimone il collaboratore di giustizia Nicola Schiavone, primogenito del capoclan Francesco “Sandokan” Schiavone. Schiavone ha delineato un ruolo chiave di Iorio non solo come imprenditore colluso, ma anche come intermediario per conto del clan, capace di garantire commesse pubbliche e di spartire i profitti derivanti.
Tra gli appalti citati figura la realizzazione del piazzale del centro commerciale Auchan a Giugliano, per il quale Iorio avrebbe percepito una percentuale di 60mila euro, e la gestione di piazzole per i rifiuti a Ferrandelle, con un acconto di 200mila euro. Inoltre, Schiavone ha riferito di un rapporto privilegiato tra l’imprenditore e la Provincia di Caserta, che avrebbe permesso l’aggiudicazione di tre appalti da un milione di euro ciascuno, spartiti con altri soggetti legati al clan.
Il processo, sostenuto dal pm Giordano, proseguirà con il controesame di altri collaboratori nel prossimo ottobre. Gli imputati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva.





