Bologna, 8 gennaio 2026 – Proseguono le indagini sulla tragica morte di Alessandro Ambrosio, il capotreno di 34 anni accoltellato mortalmente il 5 gennaio nel parcheggio riservato ai dipendenti della stazione di Bologna. Al centro delle attenzioni degli investigatori c’è Marin Jelenic, il 36enne croato fermato il 6 gennaio a Desenzano del Garda con l’accusa di omicidio. Le autorità stanno infatti approfondendo il passato dell’indagato, anche all’estero, per delinearne un profilo criminale più dettagliato.
Il passato e i precedenti di Marin Jelenic
Gli inquirenti, coordinati dalla Procura di Bologna, hanno avviato una collaborazione con l’Interpol e le autorità croate per acquisire informazioni su Jelenic, in Italia dal 2019 con qualche interruzione. L’uomo, senza fissa dimora e con una storia di dipendenza da alcol e sostanze, è noto alle forze dell’ordine per numerosi precedenti, tra cui denunce per porto di coltelli e sanzioni per ubriachezza. Nel 2025 era stato condannato a Vercelli per lesioni, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Nel corso dell’ultimo anno aveva già creato disordini in diverse stazioni ferroviarie del Nord Italia, arrivando a devastare un supermercato a Udine nell’ottobre scorso, episodio durante il quale aveva minacciato anche i dipendenti.
Il giorno dell’omicidio, Jelenic era stato più volte allontanato dalla stazione di Bologna, dove aveva dato segni di instabilità e comportamento aggressivo. Nonostante ciò, risultava libero di muoversi, anche se sottoposto a un decreto di allontanamento comunitario emesso dal prefetto di Milano dopo essere stato sorpreso con un coltello in strada il 22 dicembre scorso. La dinamica dell’aggressione sembra priva di un chiaro movente, dal momento che la vittima è stata trovata con portafogli e telefono ancora addosso, escludendo al momento una rapina.
Le reazioni della famiglia e della comunità ferroviaria
Il padre di Alessandro, Luigi Ambrosio, ha espresso il proprio dolore e la frustrazione per quanto accaduto, sottolineando come una diversa applicazione della legge avrebbe potuto evitare la tragedia. “Se la giustizia avesse fatto il suo corso, quella persona lì non ci sarebbe stata”, ha dichiarato fuori dalla sua abitazione. “Ci sono tante persone in giro, senza dimora, e io provo anche pietà, mi dispiace per loro che vivono in questo stato e che nessuno se ne fa carico”, ha aggiunto. “Tra l’altro io sono favorevole all’immigrazione, al contrario di quello che dice il ministro Salvini, che dovremmo chiudere i porti. Io non sono d’accordo, la gente deve essere libera di andare dappertutto”. “Ora è difficile andare avanti. Ci vuole una vita, io non ho una vita davanti. Sarebbe stato meglio – ha concluso – se ci fossi stato io al suo posto”.





