Milano, 9 febbraio 2026 – La lotta contro il caporalato digitale nel settore delle consegne a domicilio si arricchisce di un nuovo capitolo con l’avvio del controllo giudiziario su Foodinho srl, la società che opera tramite la piattaforma Glovo. La Procura di Milano ha infatti disposto l’affiancamento di un amministratore giudiziario per verificare e correggere le pratiche di sfruttamento dei ciclofattorini, che sarebbero pagati in modo assai inferiore rispetto ai minimi previsti dalla legge.
Retribuzioni sotto la soglia di povertà e sfruttamento
Secondo l’indagine coordinata dal pm Paolo Storari, Glovo impiegherebbe in Italia circa 40.000 rider, con 2.000 solo nell’area milanese, retribuendoli mediamente 2,50 euro a consegna, un compenso che risulta «fino all’81% inferiore rispetto ai livelli della contrattazione collettiva e fino al 76% sotto la soglia di povertà». Questa soglia è calcolata su parametri come il reddito di cittadinanza e gli indicatori Istat, attestandosi intorno a 1.245 euro mensili per 13 mensilità. Le testimonianze raccolte descrivono una realtà fatta di turni estenuanti, geolocalizzazione costante, pressioni da parte della piattaforma in caso di ritardi e una precarietà economica che si traduce in condizioni di vita difficili, soprattutto per lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno o alternative occupazionali.
Eterodirezione algoritmica e responsabilità aziendale
La struttura lavorativa di Foodinho srl si basa interamente sulla gestione algoritmica della piattaforma Glovo: dalla ricezione degli ordini all’assegnazione delle consegne, fino al monitoraggio delle performance individuali. Questo sistema limita l’autonomia dei ciclofattorini, configurando una forma di eterodirezione algoritmica che, secondo la Procura, integra elementi tipici del lavoro subordinato non riconosciuto. Foodinho, con un fatturato annuo di circa 255 milioni di euro e clienti come McDonald’s, Burger King e Poke House, è controllata da un gruppo tedesco tramite società spagnole e fondi statunitensi, e ora è indagata anche ai sensi della legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti.
L’amministratore unico di Foodinho, Oscar Pierre Miquel, è indagato personalmente per il reato di caporalato, in quanto la Procura ritiene che l’azienda abbia adottato un modello organizzativo che consente e, anzi, promuove «situazioni di pesante sfruttamento lavorativo».
Impatto e sviluppi futuri
L’azione giudiziaria su Foodinho srl si inserisce in un contesto più ampio, dove oltre 52.000 lavoratori sono stati finora interessati da interventi simili, con conseguente internalizzazione del personale e regolarizzazione dei rapporti di lavoro. Parallelamente, le società coinvolte hanno sanato debiti fiscali per oltre un miliardo di euro, segno di un contrasto sempre più incisivo al lavoro irregolare nel comparto delle consegne a domicilio.
L’amministratore giudiziario Andrea Adriano Romanò è ora chiamato a garantire la conformità alle norme e a ripristinare condizioni di lavoro dignitose per i ciclofattorini impiegati da Foodinho, un passaggio cruciale nella battaglia contro lo sfruttamento lavorativo nell’era digitale.






