Roma, 18 febbraio 2026 – In audizione davanti alla commissione Difesa della Camera, il CEO della Fabbrica d’armi Beretta, Carlo Ferlito, ha ribadito con fermezza il rispetto da parte dell’azienda degli embarghi internazionali in materia di vendita di armi, escludendo forniture alla Russia e a Israele.
Beretta e l’embargo sulle esportazioni verso la Russia
Carlo Ferlito ha precisato che con la Russia “l’embargo funziona benissimo”. L’azienda, ha spiegato, non ha mai esportato armi militari in quel paese, ma solo armi da caccia, un mercato storico che prima dell’invasione della Crimea vedeva circa 10-15mila pezzi venduti annualmente. “Ci sono 10 milioni di cacciatori in Russia, è un mercato importante”, ha aggiunto. Ferlito ha inoltre commentato alcune notizie di stampa secondo cui sarebbero state ritrovate sul campo di battaglia 15 o 20 armi Beretta, ribadendo che questo dato “significa che l’embargo funziona”.
Nessuna vendita di armi a Israele
Sul fronte israeliano, il CEO ha smontato le accuse di un coinvolgimento dell’azienda nelle forniture di armamenti: “Si fa un uso improprio della nostra azienda per parlare di un tema in cui la nostra azienda non c’entra assolutamente”. Beretta non esporta in Israele né direttamente né indirettamente, ha sottolineato. Ferlito ha evidenziato che il marchio Beretta, con i suoi 500 anni di storia, può essere talvolta utilizzato come simbolo in contesti diversi, ma l’azienda rimane sempre allineata alle direttive del governo italiano.
L’intervento del CEO Beretta si inserisce in un quadro di crescente attenzione internazionale alle norme sugli armamenti e alla trasparenza nelle esportazioni, ribadendo la posizione dell’azienda come soggetto responsabile e conforme alle regolamentazioni vigenti.






