Milano, 8 gennaio 2026 – Non esistono dossier occulti, né passaggi di informazioni riservate alla trasmissione televisiva Report. È la posizione netta assunta dallo studio del commercialista Gian Gaetano Bellavia, al centro di una vicenda giudiziaria che negli ultimi giorni ha alimentato un acceso dibattito pubblico e politico. In un lungo comunicato, l’avvocato Luca Ricci, che rappresenta Bellavia e la socia Fulvia Ferradini, chiarisce la natura dei file sottratti dallo studio e contesta in modo puntuale le ricostruzioni ritenute fuorvianti.
I file sottratti: nessun dossier, solo materiale professionale
Secondo la difesa, il materiale copiato abusivamente dall’ex collaboratrice Valentina Varisco — oggi imputata per accesso abusivo a sistema informatico e appropriazione indebita di oltre un milione di file — non comprende alcun dossier illecito né documenti estranei all’attività professionale svolta dallo studio. I file contenevano esclusivamente materiali di lavoro: relazioni tecniche, documentazione utilizzata nelle consulenze e l’archivio storico dell’attività professionale, che per legge deve essere conservato per almeno dieci anni.
Anche l’elenco di nomi rinvenuto tra i documenti non costituisce, secondo Ricci, alcuna forma di “dossieraggio”, ma rappresenta semplicemente i soggetti citati nel corso degli anni nelle consulenze tecniche redatte da Bellavia.
Bellavia non ha passato dati a Report
Un punto centrale della difesa riguarda le accuse di presunti trasferimenti di dati riservati alla trasmissione Report. L’avvocato Ricci smentisce categoricamente questa ricostruzione, spiegando che è avvenuto l’esatto contrario: tra i documenti sottratti figuravano file forniti a Bellavia proprio dai giornalisti di Report, affinché il consulente potesse analizzarli e rilasciare le proprie valutazioni professionali in vista delle interviste.
Nei file appropriati da Varisco risultano infatti documenti relativi a inchieste giornalistiche che coinvolgevano, tra gli altri, Luca Barbareschi, Flavio Briatore, Manfredi Catella, Alberto Di Rubba, Giuseppe Graviano, Danilo Iervolino, Claudio Lotito e Massimo Ponzellini. Su questi nominativi, sottolinea la difesa, Bellavia non aveva ricevuto alcun incarico dalla magistratura.
Il mistero delle 36 pagine finite nel fascicolo
Nel fascicolo giudiziario compaiono 36 pagine prive di indicazione sull’autore e sul deposito, contenenti comunicazioni via mail tra Bellavia e il suo precedente difensore. In quelle email, il commercialista formulava ipotesi sul possibile movente della ex collaboratrice e segnalava i nomi di personaggi noti presenti nei file, che avrebbero potuto interessare alcune agenzie investigative con cui Varisco aveva iniziato a collaborare.
Come quelle comunicazioni riservate siano finite agli atti, osserva Ricci, resta una questione sulla quale solo il titolare del fascicolo potrà fare chiarezza. La difesa esclude che i documenti siano stati veicolati dal precedente legale e precisa che Bellavia non è in grado di individuare chi li abbia materialmente inseriti nel procedimento. Su questo punto la Procura sta svolgendo ulteriori accertamenti.
Le verifiche informatiche e le responsabilità penali
Dalla copia forense del computer in uso a Varisco, depositata negli atti dell’indagine, emergerebbe in modo inequivocabile l’elenco dei documenti sottratti, tutti riconducibili all’attività professionale dello studio. La difesa ribadisce che non risulta alcun trattamento dei dati per finalità estranee agli incarichi ricevuti.
Parallelamente, Bellavia e Ferradini avevano più volte chiesto di essere ascoltati dalla Procura, sollecitando perquisizioni e sequestri del materiale sottratto, anche in relazione a due fascicoli collegati a indagini penali ancora in corso.
Le azioni legali annunciate
Alla luce della diffusione di notizie ritenute false e lesive, i due professionisti hanno incaricato il loro legale di procedere nelle sedi giudiziarie contro chiunque continui a divulgare informazioni non corrispondenti al vero. La difesa sottolinea inoltre il diritto dei professionisti di conservare l’archivio completo della propria attività, nel rispetto degli obblighi di legge e delle norme sulla tutela della documentazione professionale.





