CITTÀ DEL VATICANO, 17 marzo 2026 – Riprende oggi il dibattimento d’appello nel processo Becciu, che vede imputato il cardinale Angelo Becciu insieme ad altri condannati in primo grado per la gestione controversa dei fondi della Segreteria di Stato vaticana. La Corte d’appello della Santa Sede ha reso nota un’ordinanza che dichiara la nullità relativa del giudizio di primo grado per vizi procedurali, con la conseguente rinnovazione del dibattimento.
Nullità relativa e obbligo di deposito integrale degli atti
L’ordinanza di 16 pagine della Corte d’appello vaticana sottolinea che non esistono precedenti riguardanti il deposito parziale del fascicolo istruttorio o la pubblicazione di documenti con omissis. Le difese avevano contestato il mancato deposito integrale degli atti da parte del Promotore di Giustizia, che avrebbe prodotto documenti incompleti o coperti da omissis, violando il principio della piena conoscenza da parte degli imputati e dei loro difensori.
La Corte ha quindi ordinato al Promotore di Giustizia di depositare in cancelleria, entro il 30 aprile 2026, tutti i documenti del procedimento istruttorio nella loro versione integrale, concedendo alle parti fino al 15 giugno 2026 per esaminare il materiale e preparare le prove difensive. È stata fissata per il 22 giugno 2026 l’udienza preliminare, dedicata esclusivamente a definire il calendario delle prossime sessioni.
Va precisato che la Corte non ha dichiarato la nullità complessiva del processo di primo grado, né del dibattimento né della sentenza, che mantengono i loro effetti. La decisione riguarda esclusivamente la mancata trasparenza nel deposito degli atti istruttori, un vizio procedurale ritenuto rilevante.
Caso Becciu, le novità emerse e le tensioni nel processo
La ripresa del processo avviene in un contesto segnato da ulteriori elementi di complessità. Le difese hanno chiesto che vengano acquisiti agli atti di appello anche i documenti relativi al procedimento italiano contro Pasquale Striano, ex funzionario della Guardia di Finanza accusato di aver effettuato accessi abusivi a registri informatici riservati, coinvolgendo anche personalità vaticane poi imputate nel processo Becciu. Questa richiesta si inserisce nel più ampio quadro dello scandalo del dossieraggio, che ha suscitato critiche da parte di giuristi e osservatori sul rispetto del diritto a un giusto processo.
Inoltre, si è discusso in aula sull’efficacia dei quattro Rescritti di Papa Francesco, atti normativi che hanno esteso i poteri del Promotore di Giustizia vaticano e che secondo le difese dovrebbero essere annullati, con ricadute sull’intero giudizio di primo grado. Tra le contestazioni, l’avvocato di Gianluigi Torzi ha lamentato l’illegittimità dell’arresto basato su un provvedimento non noto alla difesa, definendo il codice di procedura penale vaticano “fascista” per le modalità di applicazione.
L’udienza di oggi si è però conclusa con l’annullamento della sessione e la riserva della Corte di deliberare sulle numerose questioni sollevate, comprese le richieste di nullità, l’acquisizione di nuovi atti e le contestazioni relative a omissis e chat coinvolgenti altre figure centrali del processo.
Le parti civili, rappresentate dall’Istituto per le Opere di Religione (IOR), dalla Segreteria di Stato e dall’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), hanno ribadito la necessità di mantenere la segretezza in questa fase delicata dell’indagine, mentre il Promotore di Giustizia ha escluso ogni legame con il procedimento italiano, chiedendo il rigetto delle richieste delle difese.
Il dibattimento proseguirà nelle settimane successive, con l’obiettivo di giungere a una nuova sentenza di secondo grado entro la primavera, prima della Pasqua 2026, in un processo che resta al centro dell’attenzione per i riflessi che può avere sulla trasparenza e sulla giustizia all’interno della Santa Sede.

