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Bardonecchia, Repole: “Natura sempre più imprevedibile e rischiosa, serve riflessione urgente”

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Le conseguenze dell'alluvione avvenuta a Bardonecchia

Le conseguenze dell'esondazione avvenuta a Bardonecchia | ANSA/ALESSANDRO DI MARCO - Alanews.it

Redazione di Redazione

Torino, 1 luglio 2025 – La Valle di Susa è ancora una volta scossa dalla tragedia causata dall’alluvione che ha colpito Bardonecchia, dove nel pomeriggio di ieri, lunedì 30 giugno, un violento temporale ha provocato l’esondazione del torrente Frejus e della Dora di Bardonecchia. Nel corso dell’evento, che ha portato fango e detriti a invadere strade e ponti, ha perso la vita Franco Chiaffrino, storico fruttivendolo locale di 70 anni, travolto dalla furia delle acque.

La tragedia e il cordoglio della comunità di Bardonecchia

L’episodio ha profondamente turbato la comunità di Bardonecchia e l’intera Valle, come sottolineato dal cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino, che ha espresso un messaggio di cordoglio rivolto alla famiglia di Chiaffrino. “È sconcertante constatare come la natura stia diventando sempre più pericolosa e imprevedibile”, ha dichiarato il cardinale, ricordando che questa è la seconda alluvione in due anni per Bardonecchia. Il sindaco Chiara Rossetti, che ha dovuto gestire l’emergenza, ha imposto una zona rossa nelle aree a rischio e chiuso al traffico tutti i ponti in prossimità del corso d’acqua per garantire la sicurezza dei cittadini.

I vigili del fuoco hanno condotto operazioni di soccorso tempestive, salvando dieci persone rimaste bloccate in via Susa e quattro intrappolate in auto. Il corpo di Chiaffrino è stato recuperato nei pressi dell’ecocentro di Roccatagliata, all’ingresso del paese, dopo accurati sopralluoghi anche con l’ausilio di elicotteri. La popolazione, momentaneamente evacuata e accolta in rifugi e palazzetti dello sport, ha ricevuto il via libera per far ritorno alle proprie abitazioni, mentre la situazione a Bardonecchia lentamente torna alla normalità.

Cause e scenari del dissesto idrogeologico

Per il direttore generale dell’Arpa Piemonte, Secondo Barbero, la natura dell’alluvione è strettamente legata al particolare contesto geologico dell’Alta Valle di Susa. Le precipitazioni intense, che hanno raggiunto quasi 40 millimetri in un’ora, hanno scatenato colate di fango dense e ad alta potenza distruttiva. A differenza di due anni fa, questa volta le piogge si sono abbattute anche direttamente su Bardonecchia, con almeno 20 millimetri caduti in loco, consentendo di monitorare l’evoluzione del fenomeno che non è stato, quindi, del tutto imprevedibile.

Barbero ha spiegato che le caratteristiche del territorio, quali la presenza di detriti, le pendenze accentuate e lo stato di degrado delle rocce, amplificano la pericolosità degli eventi meteorologici. L’esondazione del torrente Frejus è favorita inoltre da una curva nell’alveo a valle della città, che crea un’ostruzione e da cui si registrano le maggiori fuoriuscite di materiale. Proprio questa criticità fu al centro di un progetto di intervento strutturale già discusso due anni fa, ma realizzare opere di modifica dell’alveo risulta complesso e oneroso, richiedendo la collaborazione di più enti e interessando infrastrutture come ponti e viabilità.

Al momento, dunque, la gestione del rischio si basa principalmente su un sistema di allerta e monitoraggio, ma la necessità di interventi strutturali per ridurre gli effetti di eventi simili è considerata fondamentale.

Interventi in corso e riflessioni politiche

Nel pomeriggio odierno, il capo dipartimento nazionale della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, insieme all’assessore regionale Marco Gabusi e alla sindaca Chiara Rossetti, ha effettuato un sopralluogo per valutare i danni e pianificare le azioni di ripristino e messa in sicurezza del territorio. Le criticità principali riguardano ancora la viabilità: la statale 335 rimane chiusa in alcuni tratti, mentre gli svincoli autostradali della A32 sono stati riaperti; la circolazione ferroviaria è regolare.

Il ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, ha commentato la situazione a Bardonecchia sottolineando che simili eventi si sono già verificati in passato e probabilmente si ripeteranno in futuro. “Si è costruito dove non si doveva, è mancata la manutenzione, e prima o poi la natura si prende la rivincita”, ha affermato. Ha inoltre evidenziato che risolvere queste problematiche in tempi brevi è irrealistico, richiedendo un impegno a lungo termine.

La vicenda ha acceso un dibattito sulla necessità di ripensare la gestione del territorio montano, soprattutto in località come Bardonecchia, Sestriere e Sauze d’Oulx, dove l’urbanizzazione eccessiva e la cementificazione hanno limitato lo spazio naturale dei corsi d’acqua, aumentando il rischio di alluvioni. In un contesto di cambiamenti climatici sempre più impattanti, emerge con forza la necessità di una strategia integrata che contempli interventi strutturali, prevenzione e rispetto dell’ambiente.

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