Roma, 1 febbraio 2026 – Continua il caos attorno agli autovelox in Italia, con un crescente rischio di una valanga di ricorsi da parte degli automobilisti. A pochi mesi dall’estate, la situazione rimane incerta soprattutto a causa della sospensione del decreto ministeriale che avrebbe dovuto fare chiarezza sulle omologazioni dei dispositivi di rilevazione della velocità. Le associazioni dei consumatori, tra cui Assoutenti e Codacons, lanciano l’allarme e chiedono interventi urgenti da parte delle istituzioni.
La situazione attuale: pochi autovelox sono omologati
Secondo i dati forniti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit), sul territorio nazionale sono installati migliaia di dispositivi, ma poco meno di 1.000 risultano effettivamente autorizzati dallo Stato. Questo squilibrio apre la strada a numerosi ricorsi, come sottolinea il presidente nazionale di Assoutenti, Gabriele Melluso: “È indispensabile che enti locali, prefetture e Ministero attivino immediatamente un tavolo di confronto istituzionale per fare chiarezza e dare certezze giuridiche. Non si può lasciare un tema così delicato in una zona grigia normativa che penalizza sia i consumatori sia la credibilità delle istituzioni”.
Il decreto ministeriale, sospeso dal Mit su indicazione del vicepremier e ministro Matteo Salvini, avrebbe dovuto omologare automaticamente gli autovelox approvati dal 13 giugno 2017 in poi, mettendo fine ai ricorsi. Nello specifico, il decreto comprendeva sette articoli e un allegato tecnico con caratteristiche e procedure per l’omologazione, la taratura e la verifica degli strumenti. Tuttavia, il congelamento del provvedimento ha bloccato un intervento atteso da 33 anni, che avrebbe potuto rivoluzionare il sistema di rilevamento della velocità.
Le conseguenze della sospensione: rischio valanga di multe e contenziosi
La sospensione del decreto genera un effetto paradossale, come evidenzia il Codacons: “Il caos danneggia prima di tutto la sicurezza stradale, il primo obiettivo di Stato e Comuni, poi gli automobilisti, vittime di apparecchi non a norma, e infine le casse degli enti locali, che devono affrontare le spese legali per la valanga di ricorsi”. L’associazione ricorda anche che i comuni che non hanno fornito dati al Mit non possono più utilizzare gli autovelox, mentre quelli che usano apparecchi non omologati si vedono spesso annullare le sanzioni.
Assoutenti sottolinea che “gli autovelox devono essere strumenti di prevenzione e tutela, non mezzi per fare cassa o fonti di contenzioso infinito”. L’associazione chiede «regole chiare, strumenti pienamente legittimi e trasparenza totale» e propone l’apertura di un tavolo tra ministero, comuni e associazioni dei consumatori per evitare una nuova stangata estiva agli automobilisti.
In attesa di nuove decisioni, il settore rimane in una fase di stallo, con rischi evidenti per la sicurezza stradale e per la certezza del diritto, mentre cresce la preoccupazione dei cittadini coinvolti in un sistema che appare sempre più complesso e incerto.



