Roma, 12 marzo 2026 – La violenza contro gli operatori sanitari e sociosanitari continua a rappresentare una grave emergenza in Italia. Nel 2025 sono stati registrati 18.000 episodi di aggressione che hanno coinvolto 23.367 professionisti, con un aumento rispetto ai 22.000 aggrediti nel 2024. Sono i dati contenuti nella Relazione annuale dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie, pubblicata in occasione della Giornata nazionale di prevenzione contro la violenza agli operatori sanitari e socio-sanitari.
Tipologia delle aggressioni a medici e operatori sanitari
La Relazione conferma che la maggior parte delle aggressioni sono di natura verbale, pari al 69% del totale. Tuttavia, in un quarto dei casi, le violenze degenerano in attacchi fisici, mentre nel 6% si verificano danneggiamenti a cose. I principali aggressori sono i pazienti e, in misura significativa, il sesso femminile risulta essere il più colpito. Tra le categorie professionali, gli infermieri risultano essere i più frequentemente vittime di aggressioni (55%), seguiti da medici (16%) e operatori socio-sanitari (11%).
Gli ospedali, in particolare i Pronto Soccorso, rimangono gli ambienti più a rischio, ma anche altri contesti sanitari sono interessati. La Croce Rossa Italiana ha segnalato che due terzi degli episodi a danno dei suoi operatori avvengono durante il servizio sulle ambulanze.
Cresce il numero di denunce e arresti
Una novità significativa emersa dalla Relazione riguarda la forte crescita delle denunce e degli arresti per reati di lesioni personali gravi o gravissime contro il personale sanitario. Nel 2025 sono state 1.096 le persone denunciate o arrestate, più del doppio rispetto all’intero triennio precedente. Questo incremento è attribuibile alle recenti normative introdotte per contrastare la violenza, tra cui la procedibilità d’ufficio per i reati commessi ai danni degli operatori sanitari nell’esercizio delle loro funzioni e l’arresto in flagranza differita.
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha sottolineato l’importanza di tali misure: «Aggredire chi cura significa indebolire l’intero Servizio sanitario nazionale, compromettere la qualità delle cure e incrinare quel rapporto di fiducia tra cittadini e professionisti». In un messaggio inviato al convegno “Curare senza paura”, promosso da Fnomceo a Perugia, Schillaci ha ribadito che «la sicurezza di chi si prende cura della nostra salute è una priorità assoluta».
La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), guidata dal riconfermato presidente Filippo Anelli, ha definito la violenza contro gli operatori «una frattura del patto civile». Anelli ha evidenziato come «colpire chi cura significa ledere il diritto alla salute», ricordando che «la professione sanitaria è uno dei luoghi in cui la Costituzione si realizza ogni giorno».
Misure e interventi per la sicurezza degli operatori
Per fronteggiare il fenomeno, il Ministero della Salute ha recentemente aggiornato le Raccomandazioni per rafforzare la sicurezza nei luoghi di cura. Le aziende sanitarie sono invitate a implementare una serie di misure strutturali, che spaziano dalla formazione del personale all’istituzione, se necessario, di presidi delle Forze di Polizia. Viene inoltre raccomandato l’uso di tecnologie come allarmi e body-cam e l’organizzazione degli ambienti di lavoro per renderli più sicuri e confortevoli.
Tra le iniziative previste vi è anche la presa in carico psicologica degli operatori aggrediti, con l’obiettivo di fornire loro un adeguato supporto emotivo e professionale. Giuseppe Quintavalle, presidente della Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso), ha affermato: «Nessun professionista della sanità deve sentirsi solo. Di fronte a episodi di aggressione o minaccia è fondamentale non avere paura di denunciare».
Il quadro delineato dalla Relazione annuale evidenzia un fenomeno persistente e complesso, che richiede un impegno costante da parte delle istituzioni, delle aziende sanitarie e degli stessi operatori per garantire condizioni di lavoro sicure e tutelare la qualità dell’assistenza sanitaria nel Paese.






