Torino, 2 febbraio 2026 – Askatasuna, il noto centro sociale autogestito torinese, ha risposto con durezza alle critiche che paragonano le recenti proteste contro lo sgombero agli Anni di Piombo, definendo tali confronti “ridicoli”. Nel comunicato diffuso sui social, il network antagonista ha sottolineato come la chiusura degli spazi politici spinga i giovani a prendersi gli spazi con la mobilitazione diretta.
La mobilitazione dopo lo sgombero
La manifestazione del 31 gennaio, che ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone, è stata definita da Askatasuna un chiaro segnale politico: “I 50mila scesi in piazza hanno fatto una proposta politica al Paese. Hanno indicato una strada per allargare l’opposizione sociale all’attuale governo”. Il corteo, organizzato in tre distinti gruppi partiti da diverse aree di Torino — Palazzo Nuovo, Porta Susa e Porta Nuova — ha visto un percorso di protesta lungo la città con momenti di scontro con le forze dell’ordine. Il movimento ha invitato a “costruirsi in comunità”, moltiplicando assemblee e momenti di confronto, e a guardare al futuro con “ottimismo e consapevolezza”.
Il centro sociale Askatasuna, attivo dal 1996 e sgomberato nel dicembre 2025, si è sempre distinto per la sua forte connessione con il quartiere Vanchiglia e per le attività di supporto sui temi del diritto alla casa e al lavoro. Lo sgombero ha scatenato una lunga serie di manifestazioni e proteste da parte di militanti e residenti, culminate nel corteo di fine gennaio.
La storia e le attività di Askatasuna
L’edificio che ospitava il centro sociale, situato in Corso Regina Margherita 47, è stato occupato nel 1996 e riconosciuto successivamente come bene comune dal Comune di Torino nel 2024, prima del definitivo sgombero nel 2025 per ordine del ministero dell’Interno. Nel corso degli anni, Askatasuna ha ospitato eventi culturali, concerti, cineforum, e attività sociali, tra cui sportelli di assistenza abitativa e laboratori artistici.
Nonostante gli scontri violenti avvenuti durante le manifestazioni, il centro sociale ha sempre rivendicato la legittimità della protesta contro le politiche che limitano gli spazi sociali. Nel comunicato, inoltre, si fa appello a non fermarsi e a continuare la lotta nelle piazze, sottolineando la necessità di un impegno collettivo per un cambiamento sociale e politico.






