Una meticolosa indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Massa Carrara ha portato alla luce un ingente volume d’affari, totalmente ignoto al fisco, riconducibile a una escort attiva sul territorio. Attraverso l’incrocio di dati bancari, analisi dei flussi di spesa e monitoraggio delle attività online, le Fiamme Gialle hanno ricostruito un reddito complessivo di 200.000 euro. Il caso rappresenta un precedente significativo nella lotta all’evasione fiscale, poiché interviene in un ambito lavorativo tradizionalmente privo di trasparenza finanziaria, ma oggi chiaramente regolamentato sotto il profilo tributario.
Il nuovo inquadramento fiscale e il codice ATECO 2025
La svolta nelle indagini è stata favorita dall’aggiornamento della classificazione ATECO 2025, che ha introdotto codici specifici per i “sex workers”. Questa innovazione normativa ha permesso di superare le precedenti incertezze giuridiche, includendo ufficialmente nel perimetro fiscale servizi come gli accompagnamenti (escort) e l’organizzazione di prestazioni sessuali. Grazie a questa nuova cornice operativa, e in stretta collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, i finanzieri hanno proceduto all’apertura d’ufficio di una partita IVA a carico della donna. L’attività, svolta in modo abituale e pubblicizzata su diverse piattaforme web con tariffe medie di 200 euro a prestazione, è stata dunque equiparata a una qualsiasi attività professionale generatrice di reddito.
Riscossione e principi di equità tributaria
L’operazione si concluderà con il recupero di oltre 100.000 euro tra IRPEF e IVA, una cifra confermata dalla stessa interessata durante il confronto con i militari. L’azione ispettiva poggia su basi giuridiche solide, confermate anche da una recente ordinanza della Corte di Cassazione del gennaio 2026, la quale ribadisce che la prostituzione professionale costituisce una prestazione di servizi soggetta a tassazione ordinaria. Al di là del giudizio morale, il principio cardine applicato è quello dell’equità: ogni forma di guadagno deve contribuire alle spese pubbliche. Contrastare l’evasione in questi settori “grigi” non è solo un atto di legalità, ma un modo per garantire una concorrenza leale e proteggere le risorse destinate ai servizi per le fasce sociali più deboli.





